Sfugge all’arresto El Chapo, signore della droga: mise una taglia su Trump

Nuovo smacco per la polizia messicana: il signore della droga messicano El Chapo, al secolo Joaquin Guzman, capo del cartello più potente del mondo, quello di Sinaloa, in fuga dall’11 luglio, è rimasto ferito a una gamba e al volto nel corso di un’operazione di polizia per catturarlo. Lo hanno riferito le autorità messicane in una nota venerdì sera. L’operazione è stata condotta in una zona montuosa nel nord-ovest del Paese. Nella nota il gabinetto per la sicurezza messicano ha riferito informazioni condivise con le agenzie internazionali impegnate nella caccia al capo del cartello di Sinaloa, ma non ha dato dettagli sul quando o dove esattamente sia avvenuta questa operazione. È stato solo specificato che proseguono gli sforzi per riprendere il narco boss, fuggito l’11 luglio da un carcere di massima sicurezza attraverso una galleria. El Chapo era fuggito da un altro carcere di massima sicurezza nel 2001, nascondendosi per anni nelle aspre montagne dello Stato di Sinaloa. Guzman, classe 1957, iniziò prestissimo a occuparsi della merce più redditizia del Messico: già nel 1993 sfuggì a un attentato tesogli da elementi del rivale cartello di Tijuana, e in quello stesso anno la polizia americana scopre un lungo tunnel, circa mezzo chilometro, che portava dal Messico fin dentro gli Stati Uniti, costruito da Guzman e soci. Negli anni Novanta, dopo una prima evasione dal carcere di Guadalajara, soppianta i colombiani nel traffico di stupefacenti e diventa il numero uno, ricorrendo a mezzi di incredibile ferocia. Nel 2009 la rivista Forbes lo inserisce nella lista degli uomini più ricchi del mondo.

El Chapo comanda il potente cartello di Sinaloa

Arrestato un’altra volta nel 2014 sulla costa occidentale del Messico, evade appunto l’11 luglio scorso. Pochi giorni fa El Chapo aveva fatto parlare di sé per un’iniziativa bizzarra: cento milioni di dollari per la testa di Donald Trump, vivo o morto: questa la ricompensa offerta da Guzman per la cattura del candidato alle primarie repubblicane per la corsa alla Casa Bianca, reo di aver offeso l’onore nazionale dei messicani. La notizia, ovviamente senza alcuna conferma ufficiale, circola in modo incontenibile sui social network messicani, malgrado la fonte apparente della clamorosa rivelazione siano anonimi e imprecisati compagni di prigione del Chapo prima della sua fuga, citati da siti americani non veramente autorevoli. Trump «si rimangerà le sue parole» sui messicani, avrebbe detto El Chapo, che «stava pianificando la morte di Donald già prima della fuga», secondo fonti anonime di Fresh Hot Stuff, confermate da quelle non meno anonime di Most Extreme News, secondo le quali in prigione il narco boss si era infuriato: «Voleva vedere Donald Trump morto e diceva che era disposto a pagare qualsiasi cifra per la sua testa». Già nel luglio scorso, dopo la fuga del Chapo, si era parlato di una minaccia contro Trump lanciata da una pagina Twitter intestata a Joaquin Guzman e probabilmente amministrata dal figlio del boss. All’epoca il candidato repubblicano aveva detto che aveva rafforzato le sue misure di sicurezza, lamentandosi che ormai aveva «agenti dappertutto, perfino appesi dagli alberi».