Scandalo sessuale, dopo le scuse del Papa, il mea culpa dei Carmelitani

L’ombra del peccato e l’onta della perdizione è calata sul Vaticano, investendo diverse anime della imponente struttura ecclesiastica; così, quando nei giorni scorsi  il Papa ha chiesto «scusa per gli scandali» sono stati in molti ad associare quella richiesta di perdono a quanto emerso in merito alla parrocchia romana di Santa Teresa d’Avila.

Il “mea culpa” dell’ordine dei Carmelitani

La chiesa capitolina intestata alla Santa di Avila da giorni è al centro di un ciclone per un presunto giro di prostituzione gay che toccherebbe l’ordine dei Carmelitani, la cui Casa generalizia è attaccata alla stessa parrocchia. E allora, dopo il “mea culpa” del Pontefice, arriva anche quello della Congregazione. Il vicario dei Carmelitani Scalzi, padre Agustì Borrell, spezza il silenzio in cui si era rinchiuso l’ordine dopo le denunce di un nutrito gruppo di parrocchiani. «Siamo in sintonia con il Papa nel chiedere perdono», ha dichiarato alla tv dei vescovi, Tv2000. «Ci sono dei sospetti e delle accuse pubbliche, noi non sappiamo e non possiamo dire cosa c’è di vero in tutto questo. Si deve cercare con sincerità, non lo scandalo, ma la verità». I Carmelitani non si trincerano dunque dietro un “no comment”, e non derubricano la vicenda a gossip. Ammettono «ombre», possibili «sbagli».

Scandalo sessuale a Roma: la vicenda

La vicenda è cominciata con la denuncia da parte di alcuni senzatetto («adulti vulnerabili»), che ruotano attorno alla parrocchia e che si prostituiscono nella vicina Villa Borghese, del coinvolgimento di un carmelitano della Curia in un giro di gigolò. Un dossier arriva sul tavolo del cardinale vicario Agostino Vallini, ma la risposta della Curia generalizia finora è stata solo un trasferimento in blocco di quattro sacerdoti: tra loro c’è quello sospettato (il presunto colpevole degli scadali a lui addebitati), così come quello – innocente in tutto e per tutto – che ha cercato di far venire allo scoperto il presunto scandalo. L’epilogo si è consumato domenica scorsa quando, al momento dei saluti dei sacerdoti in partenza, un gruppo di parrocchiani ha letto un appello al Papa per chiedere verità e trasparenza sul caso. Qualcuno, inflessibilmente, non stato è d’accordo con la denuncia per cui oggi l’ordine fa mea culpa e invoca verità, tanto che sul sagrato della parrocchia scoppia addirittura un piccolo tafferuglio tra “innocentisti” e “colpevolisti”. Poi, prima dell’udienza generale, quelle «scuse» a sorpresa, chieste dal Papa per gli scandali in Vaticano e a Roma. Ora, le parole emblematiche del numero due dell’ordine, padre Borrell: «Tra noi Carmelitani c’è una ricerca della santità, ci sono tanti esempi di santità e sequela del Vangelo, ma ci sono anche la debolezza, gli sbagli e il peccato che rimane in noi, e che lottiamo per superare, con l’aiuto di Dio. In questo caso servono perdono e misericordia».