Romani sotto shock: in un campo rom la scabbia e il rischio di altre infezioni

Allarme scabbia alla periferia di Roma: ma stavolta nel mirino di Asl e amministrazione capitolina non ci sono i migranti, bensì i rom – decisamente stanziali – del campo nomadi di Castel Romano, di nuovo al centro di problematiche, questa volta di tipo socio-sanitario.

Scabbia al campo nomadi di Castel Romano

A riportare l’inquietante notizia dell’allarme scabbia è il Messagero online che, in un argomentato servizio, descrive drammaticità e preoccupanti risvolti della situazione denunciata al sindaco, al prefetto e alla Asl da quando – riporta il quotidiano capitolino — «l’ospedale San Gallicano ha diagnostico nel giro di pochissimi giorni la malattia infettiva a sette persone tutte residenti nel campo nomadi di Castel Romano, uno dei grandi business della cupola romana di Carminati e Buzzi, ridotto in condizioni igienico sanitarie devastanti». La questione purtroppo è molto seria e impone di agire con tempestività, coordinando le varie modalità d’intervento. A quanto si apprende infatti da una lettera firmata dal direttore generale della Asl Roma C, Carlo Saitto e datata 28 settembre – di cui l’articolo del Messaggero riporta vari, significativi stralci –, il campo nomadi in questione non risulta solo un villaggio a rischio scabbia, ma una vera e propria bomba chimica dove potrebbero scoppiare da un momento all’altro – e trasmettersi altrettanto velocemente – virus che credevamo debellati e malattie infettive di vario tipo. Per questo, aggiorna l’articolo online, i responsabili della Asl hanno avviato un’indagine epidemiologica che, una volta conclusa, dovrà dare adito a una serie di procedure mirate ad arginare il rischio – ad oggi assai elevato – di trasmissione della scabbia come di altre malattie infettive.

Sporcizia e degrado: una miscela “chimica”  che rischia di esplodere

«La situazione del villaggio di Castel Romano – sottolionea sul web il Messaggero – che ospita quasi mille rom di cui la metà sono minori in età scolare che la mattina prendono il bus del Comune che li porta negli istituti della Capitale, non aiuta. Anzi.  E la conferma arriva dal rapporto degli ispettori che hanno visitato il campo scortati dai vigili urbani». E il punto, ancora più grave, se possibile, è che l’allarme scabbia rischia di diventare “solo” uno dei possibili problemi medico-sanitari che una corsa contro il tempo dovrebbe cercare di non far uscire dai confini di quel campo nomadi: a quanto raccontato dalla Asl, infatti, nel villaggio non ci sarebbe a disposizione acqua potabile – l’erogazione sarebbe stata sospesa dal 18 settembre –: gli scarichi fognari non sono in funzione, e sul terreno sono sparsi ovunque ingenti quantità di rifiuti di varia natura. E come se tutto ciò non bastasse ancora, «nell’area – riporta la missiva della Asl – «è massiccia la presenza di topi e branchi di cani randagi». E, incredibile ma vero, prosegue ancora il servizio del Messaggero, «il racconto degli ispettori rivela situazioni oltre l’immaginazione: è avvertibile – scrivono nero su bianco – un odore nauseabondo riferibile alla possibile presenza di materiale organico in decomposizione. Molti container sono in uno stato di grave degrado al loro interno, esternamente si presentano in una condizione di estrema fatiscienza, e non appaiono in possesso dei minimi requisiti igienico-sanitari indispensabili per l’umana dimora. Soprattutto considerando la presenza di bambini». Ma il campo nomadi di Castel Romano non era quello dove recentemente – e a più riprese – erano stati scovati da forze dell’ordine e finanza famiglie rom milionarie che, a dispetto dei lussuosi conti conti correnti bancari, erano comunque riusciti ad accapparrarsi gli alloggi-container realizzati dal Comune di Roma a fronte di costosi investimenti?