Ricordo del medievista Gioacchino Volpe, epurato nel ’45 perché fascista

Ricorre il primo ottobre l’anniversario della morte di Gioacchino Volpe, uno dei più grandi storici italiani, fondatore della medievistica, parlamentare fascista. Classe 1876, si laureò alla Normale di Pisa, dove conobbe Giovanni Gentile. Partecipò come ufficiale alla Grande Guerra, meritandosi una medaglia d’argento al valor militare. Nel 1919, insieme con Gentile e Luigi Einaudi fondò – l’ironia della Storia – l’Alleanza Nazionale per le elezioni, movimento di orientamento liberalnazionale. In quegli stessi anni aderì entusiasticamente al fascismo. Nel 1924 fu eletto al parlamento e nel 1925 firmò il Manifesto degli intellettuali fascisti, insegnando contestualmente storia moderna all’università di Roma. Animo nobilissimo, si adoperò presso lo stesso Benito Mussolini, che di lui aveva grande stima, per la liberazione dal confino di Nello Rosselli, Pietro Calamandrei e altri antifascisti. Fu segretario dell’Accademia d’Italia e socio dell’Accademia dei Lincei. Dopo l’8 settembre aderì alla Repubblica Sociale Italiana, motivo per il quale il regime antifascista, non potendolo passare per le armi perché era un galantuomo che non macchiò mai di atti di violenza, fu comunque allontanato dall’insegnamento per sempre. Il giorno del suo 90° compleanno, però, molti prestigiosi giornali italiani pubblicarono la notizia e gli auguri, dato che non potevano ignorare un uomo di tale levatura culturale. Pur continuando a essere oggetto di critiche per le sue posizioni coerenti, Volpe sembrava addirittura compiacersi di questa condizione di emarginazione, e questo la dice lunga sull’uomo. Si era sposato con Elisa Serpieri, figlia dello studioso delle bonifiche Arrigo, dalla quale ebbe sei figli: Arrigo, Giovanni, Vittorio, Edoarda, Simonetta e Benvenuta. Morì a Santarcangelo di Romagna, la cui biblioteca è oggi depositaria del vastissimo archivio volpiano.

I giovani missini ricordano soprattutto i libri delle edizioni Volpe

Ma nell’ambiente del dopoguerra, il nome Volpe è stato anche sinonimo di una casa editrice coraggiosa, schedata da una certa parte, alla quale i giovani missini attinsero per decenni per scoprire nuovi autori o rileggere i classici. Le edizioni Volpe, fondate dal secondogenito di Gioacchino, Giovanni, scomparso nel 1984, furono infatti per molto tempo, insieme a pochissime alte impavide case editrici, a diffondere in Italia autori sul cui capo pendeva una sorta di damnatio memoriae imposte dalla cultura di sinistra imperante. Giovanni fondò la casa editrice nel 1962, e oltre alle pubblicazioni storiche, dette spazio, come si accennava a giovanissimi ma promettenti autori di destra, tra cui Maurizio Cabona, Gennaro Malgieri, Marcello Veneziani, Stenio Solinas, Gianfranco De Turris e Adriano Romualdi, per dirne solo alcuni. Nel catalogo Volpe comparivano insieme a Paul Sérant e Julius Evola, Ernst Jünger e Maurice Bardèche, Robert Brasillach e Panfilo Gentile, due riviste: La Torre e Intervento. Fu anche fondatore della rivista Totalità, diretta da Barna Occhini, sulla quale scrivevano Sigfrido Bartolini, Vintila Horia e Giano Accame. Ricordiamo, per tutti, la collana Architrave, brevi saggi in cui si scoprivano e riscoprivano autori europei scomodi. A corredo dell’articolo pubblichiamo una foto dell’Archivio Luce scattata alla Cerimonia di inaugurazione della Reale Accademia d’Italia. Da sinistra si riconoscono: il ministro dell’educazione nazionale Balbino Giuliano, Tommaso Tittoni mentre pronuncia il suo discorso, Mussolini, Francesco Boncompagni Ludovisi governatore di Roma e, di profilo, il Segretario dell’Accademia Gioacchino Volpe.