Rampelli: hanno perso i risentimenti, ora al lavoro per una destra maggioritaria

A meno di ventiquattr’ore dalla “conta” al Midas Palace, Fabio Rampelli traccia un bilancio politico della due giorni che ha ispirato le interpretazioni più romanzate e fantasiose. È soddisfatto, il capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio, ma non è interessato a stappare bottiglie, preferisce mettere il punto per ripartire finalmente con un percorso lineare.

L’assemblea degli iscritti alla Fondazione Alleanza nazionale ha premiato la mozione di Fratelli d’Italia contrapposta a quella dei “quarantenni”…

È stato un grande risultato. Con l’esito del voto si è esaurito l’ultimo tentativo di assalto all’unica rappresentazione politica della destra italiana, aggressione che purtroppo è arrivata dagli ambienti collegati con l’ex presidente di Alleanza naizonale, Gianfranco Fini, dal quale ci saremmo aspettati una posizione neutrale, e dall’ex sindaco Alemanno. Entrambe persone che hanno avuto ruoli apicali nella nostra storia, ma che politicamente hanno fallito portando le rispettive esperienze in un baratro.

Un giudizio molto duro…

Non siamo contenti che qualcuno abbia perso, siamo contenti di poter ripartire dall’esito dell’assemblea della Fondazione per accelerare il percorso di allargamento di Fratelli d’Italia a nuove aggregazioni con l’obiettivo di recuperare la vocazione maggioritaria della destra, che ora ha il dovere, non di aggiungere nuovi pezzi (con una sommatoria di sigle, che sarebbe un’operazione di bassa cucina), ma di coniugare il suo patrimonio politico e culturale con quello che ha caratterizzato la stagione di An, che vide quella scommessa sfiorare nel ’96 il 15 per cento. Insomma coniugare, come dicono gli esperti di formule, la destra identitaria con la destra diffusa.

Tra le polemiche del giorno dopo c’è chi vi rimprovera il “patto scellerato” con Gasparri e Matteoli…

Mi fa sorridere. Se restiamo nel campo della politica la coabitazione di Fini con Alemanno e Menia sarebbe stata impossibile da gestire. La destra gollista, laicista di Fini è incompatibile con la destra radicale, lepenista di Alemanno. Non è nella nostra metà campo che si è dato vita a una maionese impazzita, un raggruppamento che mi è sembrato animato da risentimenti, rivincite personali.  Sul nostro versante ci sono Gasparri e Matteoli, che sono e restano in Forza Italia, nessun inciucio. Come membri della Fondazione An hanno semplicemente detto no alla nascita di  un nuovo soggetto politico politico di destra, perché esiste già, è rappresentato in Parlamento e non ha bisogno di doppioni. Nessuna promiscuità.

A Fratelli d’Italia resta l’utilizzo del simbolo. Ci sperava?

Per aver la foto di quanto è accaduto basta guardare alle operazioni di voto. Per la spallata alla destra politica rappresentata da Fratelli d’Italia si sono messi insieme pezzi di Futuro e Libertà, la componente dura e pura di Alemanno e pezzi del Nuovo Centrodestra (orami renziano) rappresentati da Beppe Scopelliti e Roberta Angelilli, entrambi candidati sotto lo scudo crociato al Parlamento europeo. Mi fa sorridere che amici che si sono presentati sotto le insegne della Dc abbiano preso tanto a cuore il simbolo di Alleanza nazionale per sottrarlo a Fratelli d’Italia.

E la politica “vera”?

Da oggi si riparte più forti. Alla fondazione Alleanza nazioanle chiediamo di darci una mano a costruire le occasioni di ricompattamento del blocco sociale che ha sempre guardato al centrodestra e che è maggioranza nel paese. Mi riferisco alle nuove povertà, al popolo delle  partite Iva, alle piccole e piccolissime imprese, ai professionisti, alle giovani coppie, alle ragazze madre, ai giovani talenti che vanno all’estero e a tutti gli italiani che nell’era dei flussi mnigratori, benché poveri, si vedono scavalcati da un’accoglienza senza se e senza ma che genera un razzismo capovolto. Noi siamo già all’opera con la campagna “Prevalenza Italia”, sottotitolo “Povera patria”.