Grillo e Casaleggio frenano su Di Maio leader: “Sembrava Bassolino”

Avvicinare i vecchi Grillo e Casaleggio, che se ne stanno nascosti nel backstage, è un’impresa impossibile. Ma per i militanti del Movimento Cinque Stelle, arrivati da ogni parte del Paese per «Italia Cinque Stelle», la due giorni grillina iniziata ieri all’autodromo di Imola, i nuovi leader hanno già un nome e un cognome. Sono i «Di-Di» e vengono trattati come star. Pure troppo. Tanto che tra i colleghi parlamentari – rivela “la Stampa” – inizia a montare l’insofferenza. E gli stessi fondatori del M5S, di buon mattino, mettono subito un freno a chi si aspetta un’investi tura. «Quando sarà il momento, faremo scegliere agli iscritti il capo del governo e anche i ministri. Di Maio premier? Non è certo», avvisa Gianroberto Casaleggio.

Raduno M5S , Grillo e Casaleggio frenano su Di Maio leader

«Ha ragione – aggiunge Grillo -, noi abbiamo delle regole che vanno rispettate». Di Maio coglie allora la palla al balzo e butta 11 una frase che, apparentemente, sembra innocua. Ma che letta in controluce nasconde una perfidia degna dei politici della Prima Repubblica: «Noi rispettiamo le regole, quindi avremo un candidato premier incensurato». E dunque Grillo, sembra lasciar intendere, non lo è. Sentite come gli ha restituito la cortesia l’amico Beppe: «Voi ora Di Maio lo vedete così, ma quando lo abbiamo preso parlava come Bassolino».

Grillo “sfotte” Di Maio: “quando l’abbiamo raccolto sembrava Bassolino”

Carinerie reciproche. «Noi comunque siamo pronti per governare, non possiamo stare sempre all’opposizione» annuncia Casaleggio. «E se non deluderemo le vostre aspettative, spariremo e vi lasceremo qui Di Maio e Di Battista» aggiunge l’ex comico, raffigurato sui maxi-schermi vicino a Casaleggio in versione Blues Brothers. Esattamente come il Pd fece due anni fa con Renzi e Bersani. Chissà poi perché. I Cinque Stelle al governo, questo il tema della kermesse, dove gli stand delle varie regioni mettono in mostra i risultati ottenuti dal Movimento nelle istituzioni locali. A metà pomeriggio in quello dell’Emilia Romagna arriva Federico Pizzarotti. Lui, che è sindaco di Parma da tré anni, ne avrebbe di cose da dire sulla sua esperienza amministrativa, ma per il secondo anno gli è stato impedito di salire sul palco. «Non importa, qui c’è più gente», alza le spalle e annuncia: «Per ora sto zitto, domani (oggi, ndr) dirò la mia».