Ecco quanto ci costa la burocrazia. Ma Renzi pensa a Ius soli e unioni gay

Altro che riforma del Senato, cittadinanza facile, unioni civili. Fra le riforme radicali veramente attese dal Paese c’era quella della burocrazia, che invece resta un miraggio. Con costi altissimi. Le lungaggini della pubblica amministrazione, infatti, pesano ancora per il 3-4% sul fatturato delle piccole e medie imprese. Un salasso, che va dai 160mila euro a carico delle imprese di piccole dimensioni ai 700mila euro che gravano su un’azienda media.

L’Italia al 142esimo posto su 144 per qualità delle regole

A fornire i dati è stato l’Osservatorio sulla semplificazione di Assolombarda-Confindustria Milano, Monza e Brianza, nel corso del convegno all’Università Bocconi “Il fattore B. La burocrazia come elemento della competitività del Sistema Paese”. Nello studio viene ricordato, tra l’altro, che il World economic forum colloca l’Italia al 142esimo posto su 144 Paesi per qualità della regolamentazione e che il 58% degli operatori finanziari internazionali, secondo i dati Aibe (l’Associazione fra le banche estere in Italia) del 2014, indica proprio nel carico normativo e burocratico la principale causa della scarsa attrattività del nostro Paese.

Ecco quanto vale in Pil la burocrazia

Non solo, nell’indice che misura l’efficacia della Pubblica amministrazione, considerato il Government effectiveness index 2013 della Banca Mondiale, l’Italia è venti punti al di sotto della media Ocse: 67 su 100 a fronte di 87 su 100. «Una burocrazia lenta e complessa ostacola la competitività delle imprese e lo sviluppo del territorio», ha sottolineato Michele Angelo Verna, direttore generale di Assolombarda-Confindustria Milano, Monza e Brianza, ricordando che «un incremento dell’1% dell’efficienza della Pubblica amministrazione porta a un aumento del Pil pro-capite dello 0,9%».