Piemonte, Lazio e Campania vicine al default: il fallimento delle Regioni

Più che le scaramucce politiche, forse ha pesato la voce per sua natura imparziale della Corte dei conti, la quale – riferendosi al Piemonte, sommerso da un disavanzo di quasi 6 miliardi ha esplicitamente ammesso che sarebbe «auspicabile un decisivo intervento legislativo che preveda per la Regione un piano di rientro dal disavanzo che sia economicamente sostenibile e al tempo stesso non blocchi gli investimenti necessari per il rilancio dell’economia».

Pronto il decreto salva-Piemonte per evitare il rischio bancarotta

Quell’intervento urgente promesso dal governo alle regioni e poi annegato nella legge di stabilità, quindi reso di fatto mutile: sarebbe entrato in vigore l’anno prossimo. Secondo “la stampa”, la Corte dei Conti ha fornito a Sergio Chiamparino l’assist perfetto per alzare la voce e ricordare a Palazzo Chigi le promesse mancate. L’analisi dei magistrati contabili e l’affondo del presidente del Piemonte – «questa norma, che avevamo concordato, così serve a nulla» – hanno indotto il governo a un brusco dietrofront: il decreto salva-regioni si farà, verrà firmato la settimana prossima e sarà un provvedimento a sé, non annegato nella legge di stabilità. Ballano circa venti miliardi. E balla non solo il Piemonte, ma anche Lazio, Campania e buona parte delle regioni italiane, gelate da una sentenza della Corte Costituzionale sul bilancio 2013 del Piemonte ma valida per tutti: l’ente aveva ricevuto dallo Stato tré miliardi per pagare i debiti con i fornitori ma – anziché considerarli una anticipazione di cassa – li aveva utilizzati come fossero un mutuo, aumentando le proprie capacità di spesa.

Deficit fuori controllo anche per Lazio e Campania

E, quindi, gonfiando il defict: non 2 miliardi, come era stato iscritto a bilancio, ma 5, da coprire ora in sette anni, versando circa 800 milioni l’anno, il doppio dei 400 milioni “liberi” del bilancio, ovvero non vincolati a stipendi e spese fisse. Impossibile: ecco perché Chiamparino – cui pure la Corte dei conti imputa di posticipare le contromosse per rendere sostenibili i conti «con l’inevitabile conseguenza di trasferire alle generazioni future il peso del debito» – si è scagliato all’attacco del governo. Come presidente della Conferenza delle regioni qualche settimana fa aveva concordato una soluzione con i vertici del ministero dell’Economia: un decreto ad hoc che neutralizzasse subito parte del disavanzo e consentisse alle regioni di chiudere il bilancio a fine anno evitando il commissariamento. Invece il governo ha inserito la norma nella legge di stabilità. Particolare non secondario: la legge si approverà a fine anno ed entrerà in vigore nel 2016, quindi le regioni non potrebbero sfruttarla per raddrizzare i conti entro fine dicembre.