«Piacere, Cociancich: sono io il nuovo Padre della Repubblica»

Cociancich, chi era costui? In effetti, solo fino a poche ore fa nessuno sapeva dell’esistenza di questo senatore, che di nome fa Roberto, ma che ora grazie a un cognome «complicato» e alla manina di Anna Finocchiaro si trova nei panni – per lui davvero extralarge – di protagonista del processo riformatore tuttora trattenuto in stallo al Senato dall’indecisionismo del suo presidente Pietro Grasso. È di Cociancich, infatti, la firma sotto l’emendamento “supercanguro” che – riscrivendo l’articolo 1 del ddl Boschi con la riattribuzione al Senato di alcune funzioni soppresse durante il passaggio alla Camera – ne cancella di fatto tutte le proposte di modifica da tempo giacenti nell’aula di Palazzo Madama. Una volta approvato il “Cociancich”, tutti gli altri emendamenti risulterebbero preclusi o assorbiti, con tanti saluti a chi, come la minoranza bersaniana, aspettava i voti segreti per regolare conti vecchi e nuovi. Una furbata bell’e buona («una vera truffa», a sentire l’opposizione) che a Cociancich, però, procura l’ebbrezza, finora ignota, della notorietà nazionale. Il problema è che l’emendamento è troppo volpino per essere farina del sacco di un senatore di nuovo conio. E di solito il Parlamento è avaro di soddisfazioni per le reclute. A meno che la recluta non sia stata all’uopo autorizzata, anzi guidare, da chi di esperienza ne ha da vendere sebbene per ruolo e per rango non possa spacciarla personalmente. L’opposizione lo sa. Non a caso  gente scafata come Calderoli e Romani chiede a Cociancich di dimostrare pubblicamente che ha capito quel che ha firmato. Ma il senatore non ci sta a passare per «jihaidista del renzismo» e neppure per «prestanome» di un maggiorente pd acquattato nell’ombra. A Repubblica che lo ha intervistato, Cociancich rivendica autonomia di giudizio e libertà di manovra. L’emendamento? «L’ho formulato la settimana scorsa. È il frutto di quello che ho sempre detto negli interventi in aula. Basta riprendere i resoconti parlamentari». Insomma, il novello Carneade il suo background ce l’ha e ne va giustamente fiero. Resta solo da chiedersi come mai nessuno si era mai accorto della sua illuminante presenza nella complicata partita delle riforme. Avevamo un nuovo Padre della Repubblica a nostra insaputa. Figuriamoci che Costituzione ne potrà mai derivare.