A Piacenza l’ultimo saluto al tenente della Tagliamento Rodolfo Graziadei

Si sono svolti giovedì nella chiesa di San Nicolò a Piacenza i funerali di Rodolfo Graziadei, scomparso il 14 ottobre all’età di 90 anni, ex ufficiale della Repubblica Sociale Italiana nonché punto di riferimento politico, culturale e storico della destra piacentina da dopoguerra a oggi. Graziadei era originario di Ferrara, ma dopo la guerra si stabilì a Piacenza dove aprì un negozio sulla centralissima via XX Settembre. Collaborò per anni con la rubrica delle lettere del quotidiano della città Libertà, parlando in particolare della guerra civile tra fascisti e partigiani che in quelle zone fu durissima. A vent’anni Graziadei scelse di aderire alla Repubblica Sociale, una scelta di ribellione, venendo impiegato nella Legione Tagliamento nella lotta antipartigiana. Combatté in diverse zone del Nord Italia, tra cui la stessa Ferrara, che presidiò dopo la ritirata. Alla fine della guerra fu arrestato dagli inglesi e messo in campo di concentramento a Cesenatico. A uno degli interrogatori cui fu sottoposto dai britannici, alla domanda “fino a quando ha combattuto nella Rsi”, lui rispose “fino all’ultimo giorno, all’ultima ora, all’ultimo minuto”, frase che dette titolo al suo successivo volume di memorie scritto insieme a Pino De Rosa uscito per le edizioni del Settimo Sigillo di Roma nel 2005. Tra l’altro, raccontò, alla prima domanda, ossia “da quando è fascista”; lui rispose: “Dal 1925. Da quando sono nato”.

Graziadei si stabilì a Piacenza dopo la guerra

Amico, tra gli altri, di Carlo Tassi e Tommaso Foti, aderì immediatamente al Movimento Sociale Italiano, partito in cui militò fino al 1994, quando non condivise la scelta di aderire ad Alleanza Nazionale. Attivissimo politicamente a Piacenza con il Msi, nel 1974 subì pure la distruzione del suo negozio da parte dei gruppettari dell’estrema sinistra, che colpirono con bombe molotov sia il negozio di Graziadei sia una libreria alternativa situata poco distante. Ma non si tirò mai indietro né rinnegò il suo ideale. Negli ultimi anni fece si allontanò dalla politica perché non gli piaceva più, ma continuava a organizzare le cene del 28 ottobre con i camerati. Come ha detto uno di loro dopo le esequie, «è morto da fascista». Lascia la moglie Bruna e il figlio Ercole.