Peronista, di origini molisane: Daniel Scioli pronto a guidare l’Argentina

Sempre nel nome del peronismo. Sempre nel solco tracciato dalla indimenticabile Evita. Anche il candidato superfavorito alla vittoria nelle presidenziali, Daniel Scioli, non cambia strada. Anzi, la rafforza: ripete di continuo tre priorità – pane, lavoro, casa – concetti peraltro da sempre al centro del peronismo, per l’ennesima volta protagonista di una contesa elettorale in Argentina.

Daniel Scioli, peronista di origini molisane

Scioli per anni si è preparato all’appuntamento con la Casa Rosada in mano per due mandati consecutivi alla “presidenta” Cristina Fernandez de Kirchner. Cinquantotto anni, origini molisane ed ex campione di motonautica, il candidato del “Frente para la victoria” potrebbe evitare un ballottaggio pieno di rischi centrando il risultato al primo turno di domenica. E infatti, in questi giorni si assiste a un crescente salto sul carro del vincitore da parte di esponenti del peronismo, un movimento politico magmatico ma verticistico, sempre pronto a capire chi sarà il leader forte del futuro. Il governatore di Buenos Aires, la provincia chiave del paese, è quindi a due passi dalla magica soglia del 40% dei voti che lo porterebbero all’ambita presidenza, purché riesca nel contempo a mantenere un distacco minimo del 10% con il secondo piazzato, come prevede la farraginosa legge elettorale argentina. Alle spalle di Scioli c’è il leader della coalizione “Cambiemos”, Mauricio Macri (56 anni), che secondo i sondaggi naviga al ribasso e al di sotto del 30% delle preferenze. Il più giovane dei tre candidati principali è il 43enne Sergio Massa, peronista dissidente, e cioè “anti-kirchnerista”, accreditato del 21-22%, un bottino di voti che sarà prezioso nel caso di un secondo turno.

In caso di ballottaggio la sfida sarà con Macri

La notte elettorale di domenica – che si prevede lunga e complessa – potrebbe quindi portare alla vittoria secca, anche se di poco, di Scioli, il quale nel caso invece di un ballottaggio dovrà vedersela probabilmente con Macri. Sullo sfondo rimane un’economia in affanno, stretta dalle frenate del Brasile e della Cina, un’inflazione (circa 25%) che non ha quasi pari al mondo, una moneta sempre sotto pressione dalla quale tutti fuggono alla ricerca del “re” dollaro, investimenti esteri al lumicino e riserve anch’esse molto ridotte. Se vincerà, Scioli avrà dimostrato di aver convinto gli argentini a sostenere la propria moderazione politica, aprire il paese al mondo e a un’economia pro-business riducendo la pesante ingerenza dello Stato sui mercati.