Ecco perché gli antifascisti infangano la memoria di Locatelli, eroe italiano

L’acqua scorre rossa in una fontana, una scritta appare su un cavalcavia: «Antonio Locatelli assassino sanguinario». Ma qui il sangue non c’entra. Il rosso, con cui è stata deturpata la fontana intitolata a Locatelli, in questo caso è qualcosa di molto più infimo e spregevole, un rosso che non è più, ma che qualcuno ogni tanto vuol far rivivere, richiamandolo dall’oltretomba. I soliti centri sociali, in cerca di visibilità, si sono superati, arrivando ad attaccare con il loro ignobile gesto un eroe italiano e bergamasco, simbolo della nostra città. Una città che si è subito stretta intorno ad uno dei suoi simboli più fulgidi e esemplari.

Per molti la figura di Locatelli è tutta da scoprire

Ecco, credo che il lato bello di questa penosa vicenda  sia proprio l’opportunità di riscoprire – e in molti casi purtroppo scoprire – questo straordinario personaggio, il ” leone di guardia” di Gabriele D’Annunzio. Volontario nella prima guerra mondiale, Antonio si arruola nella nascente aeronautica italiana e partecipa, il 9 agosto 1918, al leggendario volo su Vienna con D’Annunzio. Dal suo biplano scatta le foto sulla capitale austriaca sommersa dai volantini tricolori. Abbattutto e fatto prigioniero nel settembre, riesce rocambolescamente ad evadere e raggiungere le linee italiane meritando la sua prima medaglia d’oro. Nel 1919 è in Argentina e attraversa volando le Ande (a 7000 metri di quota), aprendo la mitica rotta transandina cantata, anni dopo, da Saint Exupery in “Pilota di notte”. Nel 1924 tenta con un idrovolante la trasvolata atlantica ma si schianta in Groenlandia; rientrato in Italia aderisce al Fascismo ed è deputato al Parlamento, poi podestà di Bergamo. Nel 1936 – stufo della tranquillità e dell’ottusità del locale federale del Pnf — parte per l’Africa e si arruola nuovamente. È la guerra d’Etiopia, dove conquista la sua seconda medaglia d’oro. Durante una sosta a Lekempti, il 27 giugno 1936 cade in un agguato e viene massacrato assieme all’equipaggio. A Locatelli e ai suoi uomini viene concessa la medaglia d’oro alla memoria.

Locatelli, chiaro esempio di italianità

Locatelli rimane uno dei chiari esempi dell’italianità nella sua forma più alta. Egli rappresenta, infatti, lo spirito dell’avventuriero, un italiano che compie imprese mai immaginate prima e che vuole sempre andare oltre, sempre superarsi e portare in tutto il mondo il proprio orgoglio italiano. Ecco cosa dovremmo fare, oggi, per cancellare la stupidità di questi soggetti: ritrovare l’orgoglio. L’orgoglio di essere italiani e di essere bergamaschi, di poter dire che l’unico ad aver ricevuto tre medaglie d’oro al valor militare è stato un nostro concittadino, che il primo a sorvolare le Ande è stato un bergamasco. Un italiano intrepido e ardito, che, soprattutto oggi, in un momento così difficile per la nostra Italia, ci ricorda quei valori che ci hanno reso un grande popolo, valori che ormai sono passati di moda forse, ma che ora più che mai vanno difesi e riaffermarti, per fronteggiare chi vorrebbe abbattere la nostra storia e la nostra cultura, ma che invece ci fa volgere lo sguardo verso un grande eroe, che ci fa sentire ancora una volta, fieri di essere italiani.