Parla la reporter che scalciò i migranti: «Ero minacciata, denuncio tutti»

«Ho 22 anni di esperienza lavorativa nei media. Non sono una sprovveduta, la mia reazione è stata dettata dalla paura. Il bambino? Non l’ho visto. La maggioranza dei migranti era composta da maschi, adulti e anche molto minacciosi». A parlare per la prima volta, al quotidiano russo Isveztia è Petra Laszlo, la giornalista ungherese divenuta tristemente famosa per le immagini che la vedono dare calci ai migranti. Laszlo, che ha chiesto scusa per il suo comportamento, dopo la diffusione di quelle immagini è stata licenziata dal network dove lavorava. Spiega che il suo comportamento sarebbe stato dettato solo dal terrore. «Su di me hanno scritto un mucchio di menzogne. Ho denunciato molti miei colleghi giornalisti e alcune emittenti. Tra queste la tv tedesca Rtl e il Washington Post. Tutte le pubblicazioni di sinistra erano contro di me e hanno strumentalizzato la mia vicenda. Nessuno ha voluto ascoltare la mia versione dei fatti».

Migranti presi a calci: la reporter denuncia anche Fb

«La verità? Erano centinaia di migranti, aggressivi, minacciosi, che la polizia ungherese non riusciva ad arginare. Hanno saccheggiato frutteti e case. La popolazione locale era terrorizzata. Il calcio al migrante? Ho sbagliato, ma l’ho fatto per paura. La situazione era spaventosa. Ero su quel posto da giorni. E non ho visto le persone bisognose e affamate che raccontano, ma gente pericolosa, molto aggressiva». Laszlo ce l’ha anche con i social network: «Su Facebook vi sono decine di falsi miei profili, vi sono persino gruppi che invocano il mio assassinio. Con i miei legali abbiamo scritto a Facebook ma non abbiamo ricevuto risposta. Dopo il processo, che si terrà a dicembre, citeremo in giudizio Facebook». Laszlo intende denunciare anche uno dei migranti per falsa testimonianza. «Mi hanno massacrata in tutti i modi. La prima settimana avevo il terrore di uscire di casa. Potevo parlare solo con mio marito, non mangiavo, non dormivo. Mio marito mi ha portato via da Budapest in una località dove non c’erano né tv né né internet, ma mi sentivo ugualmente minacciata. Adesso io e i bambini siamo tornati a casa, ma ho ancora paura per la mia incolumità». Da qui l’intenzione di abbandonare l’Ungheria. «Probabilmente mi trasferirò in Russia, qui è diventato troppo pericoloso».

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