Parla il pensionato: «Non dormo più, devo vegliare sulla mia famiglia»

«Mi chiamano sceriffo? Spero che non capiti mai a loro…». In un’ intervista al Giornale, Francesco Sicignano, il pensionato che ha sparato e ucciso il ladro albanese penetrato nella sua casa, racconta il dramma che sta vivendo: «Ho deciso che non posso più addormentarmi la notte: devo vegliare su mia moglie, sulla nostra sicurezza, su quella della mia famiglia. E intanto penso… La notte è lunghissima. Penso a quello che è successo: togliere la vita a un uomo non è qualcosa che si fa a cuor leggero. E chi mi ha dipinto come uno sceriffo dal grilletto facile è perché ha il lusso di non sapere quel che si sente in quegli attimi che hanno cambiato per sempre tutto nella mia vita». E poi ha puntualizzato: «Mai mentito. Avrei potuto colpire tutti, anche i complici ma non volevo uccidere. Avere un’arma dev’essere un diritto, io non dormo più. La verità verrà fuori».

Il pensionato: «Non c’era volontà di uccidere»

«Quando chiuderanno le indagini – ha detto ancora il pensionato considerato da molti un eroe – potrò essere più esplicito. La dice lunga però il fatto che vengo sostenuto anche dal 75% degli spettatori di Sky. Il proiettile che ho esploso, l’unico sparato quella notte, i carabinieri lo hanno trovato lì, vicino al divano dov’è seduta lei adesso (rivolgendosi alla giornalista, ndr). Se avessi voluto avrei potuto sparare anche agli altri due complici. Erano a pochi metri di distanza, giù in giardino. Ma ho sparato in aria, per farli allontanare». Non c’era volontà di uccidere, insiste il pensionato, «non c’era nemmeno contro quel tipo che ho trovato nella mia cucina, naturalmente, a due passi dalla camera da letto, da mia moglie. È entrato dalla finestra che dà sul piano cottura, ha fatto cadere una moka per il caffè. Mi sono svegliato, ho svegliato mia moglie. Ho visto solo una sagoma che si muoveva e una piccola torcia. Nient’altro. Non gli ho visto nemmeno le mani».