Il padre di Renzi resta indagato per bancarotta: no del gip all’archiviazione

No all’archiviazione per il padre di Matteo Renzi, Tiziano, indagato per bancarotta nel procedimento per il fallimento della Chil post, la società di famiglia di cui era titolare. Il gip di Genova, respingendo la richiesta del pm, ha disposto ulteriori indagini, ritenendo che «le risultanze investigative forniscono dati in apparente contrasto con la conclusione cui è pervenuta la pubblica accusa».

La posizione della difesa

Dunque, per il giudice per le indagini preliminari, Roberta Bossi, «si rende necessario un supplemento di indagine volto ad acclarare i rapporti contrattuali intercorsi tra il gruppo Tnt e le società Chil Post srl e Chil promozioni srl». Secondo il legale di Tiziano Renzi, Federico Bagattini, «si tratta di accertamenti che non daranno sorprese, essendo tutto documentabile e privo di ogni rilievo di carattere penale». Ma, certo, il no alla richiesta del pm e le motivazioni con cui è stato opposto non sono un punto a favore del padre del premier. E, potenzialmente, non solo per lui.

Gli intrecci tra il padre di Renzi e il padre del sottosegretario Lotti

Secondo alcuni documenti recenti, oggetto anche di una interrogazione alla Regione Toscana da parte del consigliere di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, infatti, nell’erogazione di un mutuo alla Chill post ebbe un ruolo anche il padre del sottosegretario Luca Lotti, Marco, che non è indagato ma – ha denunciato l’esponente di FdI – «firmò il parere positivo alla concessione del mutuo il giorno dopo, 14 luglio 2009, l’assunzione del figlio in Palazzo Vecchio, dove Matteo Renzi era sindaco da poco tempo». Un mutuo garantito, tra l’altro, con i soldi pubblici del Fidi Toscana, la finanziaria della Regione che – stando agli approfondimenti proposti da Donzelli, poi confermati dalla stessa Regione – non sarebbe dovuta neanche intervenire poiché la Chill post non aveva i requisiti necessari per la copertura.