Ospedale bombardato in Afghanistan: il Pentagono apre un’inchiesta

«Stiamo cercando di determinare cosa sia successo esattamente e voglio esprimere il mio cordoglio alle persone colpite». Così, il segretario alla Difesa Usa, Ash Carter, dopo i raid aerei Usa che hanno colpito l’ospedale di Medici Senza Frontiere (Msf) a Kunduz, in Afghanistan, provocando almeno 20 morti. «Un’indagine completa sui tragici fatti è in corso in coordinamento con il governo afghano», ha aggiunto. In un’intervista al Guardian online fonti di Msf riferiscono che i feriti sono numerosi e il bilancio è destinato a salire. Secondo un medico di Msf, tra le vittime ci sono otto infermieri, tre medici, sei guardie di sicurezza e un farmacista. «Questo è un giorno nero per l’azione umanitaria – ha dichiarato Horia Mosadiq, ricercatrice di Amnesty International sull’Afghanistan – Fa tristezza pensare che medici e altri operatori sanitari debbano perdere la vita mentre stanno cercando di salvare quella degli altri. Il diritto internazionale umanitario dice chiaramente che gli ospedali sono inviolabili». Anche la Missione dell’Onu in Afghanistan (Unama) e il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) hanno condannato senza mezzi termini il bombardamento dell’ospedale di Medici Senza Frontiere. Il ministero dell’Interno afghano sostiene che al momento del bombardamento nell’ospedale di Medici Senza Frontiere «si nascondevano 10-15 terroristi». In una conferenza stampa a Kabul il portavoce del ministero, Siddiq Siddiqi, ha assicurato che «tutti i terroristi sono stati uccisi, ma fra le vittime ci sono stati anche dottori».

L’ospedale di Msf era il migliore dell’Afghanistan

Il centro traumatologico di Medici Senza Frontiere (Msf) a Kunduz, bombardato per errore dagli aerei americani, è l’unica struttura del suo genere in tutto l’Afghanistan nord-orientale per salvare le vite di centinaia di persone vittime della recrudescenza del conflitto con i talebani in questa parte del Paese. Aperto nell’agosto 2011, fornisce assistenza medico-chirurgica gratuita alle vittime dei conflitti, per le lesioni riportate da bombe e armi da fuoco, ma anche per il coinvolgimento in incidenti stradali. Da quando lunedì sono scoppiati i combattimenti tra le forze armate afghane e i talebani, che hanno preso il controllo di Kunduz City, sono stati curati 394 feriti con oltre 80 operatori nazionali e internazionali. Kunduz era considerata una delle province più stabili nel conflitto in Afghanistan, ma dall’anno scorso si è registrato un aumento significativo dei combattimenti. Msf ha curato 204 pazienti – 51 tra donne e bambini – dopo l’inizio della cosiddetta “offensiva di primavera” dei talebani, la maggior parte feriti da arma da fuoco e esplosioni.