“Non si è mai ravveduto”. Concutelli deve restare in carcere

La Cassazione ha negato la concessione della liberazione condizionale per Pierluigi Concutelli, l’ex esponente di Ordine Nuovo condannato all’ergastolo per omicidi e vari reati. I supremi giudici rilevano che non si è mai “ravveduto” per le “sofferenze sparse”.

Concutelli e il verdetto della Cassazione

Concutelli, dunque, rimarrà in regime di detenzione domiciliare così come stabilito dal tribunale di sorveglianza che, per le sue gravi condizioni di salute, aveva accolto la richiesta di “differimento della pena”, considerando oltre alle condizioni di salute, anche l’età di Concutelli e gli oltre 40 anni di detenzione espiata. Il verdetto della Cassazione, con le sue motivazioni, è stato depositato dalla I sezione penale con la sentenza 41184 che ha convalidato il no alla liberazione pronunciato dal tribunale di sorveglianza di Roma il 16 novembre del 2004.

I supremi giudici: manca il “ravvedimento”

I supremi giudici sottolineano che per ottenere questo beneficio è necessario il “ravvedimento”, mentre Concutelli non ha preso le distanze «in ordine al suo passato di terrorista, alla violenza diffusa per tale scelta ideologica, alle sofferenze sparse per la realizzazione del suo progetto politico, eversivo dell’ordine costituzionale». La Suprema corte inoltre conferma la scelta di negare a Concutelli il beneficio della liberazione condizionata anche perché sono pendenti «due procedimenti penali, risalenti al 2007 e al 2008 per denunce relative alle violazioni della legge sugli stupefacenti e in materia di armi, asseritamente commesse nel carcere di Rebibbia». Anche per questi nuovi addebiti non si può «ritenere maturato il requisito del ravvedimento in capo a Concutelli».