Niente preghiere musulmane in strada: Marine Le Pen vince anche in tribunale

Parlò contro le preghiere musulmane fatte in strada. La frase di Marine Le Pen fu enfatizzata dalla sinistra e dai media, partì la criminalizzazione. “ha paragonato gli islamici ai nazisti”. E giù le denunce, fino al processo. Ed è stata un’altra vittoria della leader del Front National. Questa volta non sulle schede elettorali ma nell’aula del tribunale. Aveva ragione lei, la leader del Front National, su quella frase pronunciata sull’invasione delle strade francesi. E le toghe glielo hanno riconosciuto.Il processo si è chiuso con una proposta di proscioglimento da parte della Procura, cosa che salvo sorprese si verificherà a fine anno. Alla sbarra a palazzo di giustizia di Lione per una provocazione del 2010 – quando contestò le preghiere musulmane nelle strade – Marine Le Pen ha esordito ancor prima di entrare in aula gridando alla «persecuzione giudiziaria».

Marine Le Pen, i giudici e le preghiere musulmane

Si è trattato del primo processo importante per «incitamento alla violenza e all’odio contro un gruppo di persone a causa della sua fede religiosa». Per Marine Le Pen è stata una vittoria annunciata, tanto che a palazzo di giustizia è arrivata in anticipo inalberando un raggiante sorriso. E soprattutto denunciando il «processo politico» nei suoi confronti, con quattro parti civili a chiedere la condanna a un anno di carcere e 45.000 euro di multa. «Non ho commesso nessuna infrazione – ha esclamato Le Pen davanti alla folla di giornalisti che l’attendevano – sono vittima di una persecuzione giudiziaria. Siamo a un mese dalle elezioni regionali mentre questa storia risale a cinque anni fa. Non si poteva aspettare un mese? ». Di effetto più ridotto la linea difensiva che la presidente del Front National aveva annunciato già un mese fa di voler seguire in tribunale: «Ho parlato di occupazione con la “o” minuscola, non con la maiuscola». Quindi di occupazione del territorio francese, come fanno i musulmani che pregano in strada. Alla fine, il procuratore ha deciso di chiedere il proscioglimento, viste le evidenti difficoltà delle parti civili nel dimostrare il reato commesso da Marine Le Pen: «Si è riferita ad un gruppo delimitato di persone, non a tutta la comunità musulmana», ha detto il magistrato. Sentenza il 15 dicembre.