Moro, ecco i documenti inediti dalla cassaforte della Fondazione Spadolini

Spuntano da una cassaforte della Fondazione Spadolini gli ultimi documenti, inediti e segreti, sul sequestro di Aldo Moro. La Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro ha acquisito da un armadio blindato della Fondazione Spadolini a Firenze una serie di appunti e note riguardanti colloqui inediti tra Giovanni Spadolini e Francesco Cossiga riguardanti in gran parte la vicenda Moro. I documenti non appena digitalizzati saranno restituiti alla Fondazione dove erano custoditi da tempo.
«Ci sono molte carte segrete perché riguardanti aspetti delicati della politica. Non memorie o altro ma corrispondenza oppure, come in questo caso, resoconti sbobinati di colloqui registrati. Spadolini è morto da 21 anni ma stiamo ancora ordinando alcune carte e messo in ordine i 100.000 volumi della sua biblioteca», spiega Cosimo Ceccuti, responsabile della Fondazione Spadolini, rivelando che «il magistrato ha esaminato il settore delle carte segregate e, a sua discrezione, ne ha estratte alcune. La selezione è stata fatta tra le carte che erano in cassaforte».
Oltre ad una lettera di Cossiga, nota, che ricostruisce l’atteggiamento del Pci subito dopo la diffusione della prima lettera di Moro all’allora ministro dell’Interno (Pecchioli: «L’onorevole Moro sia che muoia sia che torni dalla prigionia per noi è morto») ci sarebbero gli appunti, redatti da Spadolini, inerenti alcuni colloqui con l’allora capo dello Stato. L’acquisizione sarebbe avvenuta prima dell’estate da parte del magistrato Antonia Giammaria anche se erano destinate a rimanere segrete per 50 anni. Cossiga a fronte di quell’episodio riguardante il Pci aveva allegato una serie di documenti tutti noti (parte del memoriale Morucci e due lettere di Moro).
Spadolini era stato nominato da Moro esecutore testamentario ma la cosa si seppe solo nel 1990 quando vennero ritrovate le carte dietro il pannello della base Br di via Monte Nevoso.
La documentazione inedita riguarderebbe alcuni bloc-notes riservati sulla questione Moro del 18-19 e 21 ottobre 1990 che sintetizzano colloqui inediti tra i due uomini politici.
Spadolini era rimasto sorpreso della nomina di Moro e aveva sostenuto che oltre alla lettere ritrovate ce ne erano sicuramente delle altre.
Spadolini riportava anche la posizione socialista che ipotizzava nella scoperta delle carte di Moro una iniziativa dei servizi segreti americani o israeliani.
In un colloquio Cossiga informava Spadolini di una iniziativa della famiglia Moro che voleva intentare una causa civile sia contro Cossiga sia contro Andreotti per non aver fatto abbastanza per liberare Moro e aver impedito la trattativaCossiga definiva questa iniziativa possibile sul piano giuridico, inammissibile sul piano politico.
Cossiga spiegava, secondo gli appunti di Spadolini che riportavano fedelmente le affermazioni di Cossiga, che solo una minima parte della Dc esprimeva solidarietà a Moro. La Dc era profondamente spaccata al suo interno. Spadolini riteneva infondata la posizione socialista e si aspettava sostegno da Cossiga che invece affermava che l’Italia, in quel momento era il paese maggiormente in sintonia con il mondo arabo e che l’interpretazione che ipotizzava una qualche azione o cointeressenza del Mossad non poteva essere esclusa, pur non avendo di elementi concreti al riguardo.
A riscontro della sua tesi, Cossiga sosteneva che uomini assolutamente insospettabili in Italia risultavano aderenti al MossadSpadolini annota che questa ultima affermazione, cioè che uomini assolutamente insospettabili erano al servizio di Israele, è l’aspetto centrale del colloquio con Cossiga. Negli appunti si affronta anche il tema dei rapporti conflittuali tra la signora Moro e due suoi figli e ci si dilungava sulla ipotizzata azione di risarcimento civile.
Altro appunto acquisto riguarderebbe l’incontro al Quirinale tra Cossiga e il Comitato parlamentare per i servizi segreti sul caso Gladio dove si parlerebbe anche dell’interpretazione che dietro le Br ci sarebbe Gelli e la P2. Cossiga parla a lungo di una lettera ricevuta dal senatore Imposimato che esortava Cossiga a non prestare attenzione all’ondata di allucinanti e vergognose farneticazioni dei dietrologi di turno compreso un libro del senatore Flamigni. Imposimato chiudeva la lettera a Cossiga con questa affermazione: «La verità è una sola: dietro le Br c’erano solo e soltanto le Br».