Monte Bianco, arriva in Parlamento la lite tra Italia e Francia sui confini

Rimangono distanti le posizioni di Roma e Parigi sulla questione dei confini di Stato del massiccio del Monte Bianco. È quanto emerge dalla risposta scritta a una interrogazione parlamentare del sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova secondo cui, nell’ambito di una campagna di rilevamenti congiunti, «i geografi francesi si sono rifiutati, su istruzioni, di avallare il criterio della displuviale», sostenuto dalle autorità italiane, secondo cui il confine passa sullo spartiacque. Il caso diplomatico era scoppiato il 4 settembre quando il sindaco di Chamonix (Francia) aveva fatto bloccare con una transenna l’accesso al ghiacciaio del Gigante, dal rifugio Torino, poco sotto la stazione di arrivo della funivia Skyway, considerandolo in territorio francese. Rispondendo a un’interrogazione dei senatori Albert Lanièce e Aldo Di Biagio, il sottosegretario Della Vedova ha inoltre spiegato che «il Governo italiano è pronto, qualora l’episodio non rimanesse isolato, a ribadire formalmente alla controparte le note posizioni nazionali in materia e le loro basi giuridiche». Alcuni giorni dopo la chiusura del confine, la transenna e i lucchetti installati da due guide francesi erano stati distrutti da ignoti e al loro posto le autorità italiane avevano posizionato un cancello. Ufficialmente, l’azione del sindaco del comune francese era dovuta a motivi di sicurezza, considerato l’elevato numero di turisti non attrezzati che percorrevano il ghiacciaio. «Come denunciato anche dal presidente della regione Valle d’Aosta Augusto Rollandin in una nota indirizzata al Presidente del Consiglio – hanno scritto Di Biagio e Lanièce – la ciclica disputa sulla individuazione della linea di confine tra i due Paesi avrebbe ricadute immediate e importanti in termini di giurisdizione applicabile nella quotidianità: sia per le attività anche commerciali che si svolgono in quelle aree, quali la funivia Skyway Monte Bianco e l’adiacente rifugio Torino, sia per l’individuazione delle autorità competenti e delle eventuali responsabilità per situazioni inerenti a tale ambito territoriali».

La questione del Monte Bianco non è stata mai risolta

L’azione del sindaco di Chamonix, riferisce il sottosegretario Benedetto Della Vedova, «non ha avuto eco da parte francese a livello centrale». Proprio per affrontare la questione a livello diplomatico, nell’agosto del 2000 era stato proposto ai francesi la formazione di un gruppo di lavoro, al quale Parigi non ha mai voluto partecipare. Per l’opposizione dei geografici d’Oltralpe, «la campagna di rilevamenti congiunti sul massiccio del Monte Bianco, svolta ai primi di settembre dall’Istituto geografico militare e dall’Istituto geografico nazionale francese, non ha potuto raggiungere conclusioni condivise nelle aree del Dome du Gouter, della cima del Monte Bianco e del Colle del Gigante». Per l’Italia il confine passa sulla linea spartiacque, come previsto dal Trattato fra Regno di Sardegna e Impero francese (Torino, 24 marzo 1860) e dalla Convenzione di delimitazione tra Sardegna e Francia (Torino, 7 marzo 1861) in esecuzione dello stesso trattato. La cartografia francese invece sposta il confine sul versante sud del massiccio per un’area di 82 ettari (la vetta del Monte Bianco, il rifugio Torino e una parte della stazione a monte della funivia francese). Sulla questione aveva chiesto l’intervento del governo, con una lettera, anche il presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta, Augusto Rollandin. «È ferma intenzione evitare che la situazione diventi foriera di disagio per le comunità locali e crei difficoltà nella fruizione delle strutture turistiche e alpinistiche ubicate in prossimità del confine italo-francese», conclude Della Vedova nella sua risposta scritta.