«Mi hanno cacciato perché trans»: falso, fu una furbata da 33mila euro

Non c’era stata nessuna discriminazione sessuale nell’allontanamento di un vigile del fuoco per sua stessa ammissione trans. La decisione di cancellarlo dalle liste dei discontinui volontari dopo 35 anni di servizio era stata dettata solo da una condanna penale per oltraggio a pubblico ufficiale, come tale, secondo la specifica norma, ostativa al tipo di ruolo da ricoprire.

 Il pompiere trans e quel risarcimento da 33mila euro

Così in buona sostanza la Corte d’Appello di Bologna, secondo quanto riportato dal Resto del Carlino, ha di recente ribaltato la decisione del giudice del Lavoro di Ravenna che in primo grado nel febbraio 2009 aveva accolto il ricorso del ravennate Claudio Minguzzi, 56 anni, contro il ministero dell’Interno e il comando provinciale dei vigili del fuoco ricollocandolo al suo posto di pompiere e riconoscendogli anche un risarcimento per i danni subiti di 33mila e 345 euro pari alle retribuzioni non percepite. Per Minguzzi, che talvolta era stato visto giungere al lavoro vestito da donna e con le unghie con smalto colorato, la cancellazione dalle liste era arrivata nel 2007 per effetto di un decreto penale di condanna per reato doloso (l’oltraggio) riportata una decina di anni prima ma che era emersa solo in tempi successivi. Secondo il collegio bolognese presieduto dal giudice Carla Ponterio, il primo giudice, Roberto Riverso, «è stato fuorviato dalla prospettazione di un contesto discriminatorio in relazione alla condizione di transessuale del Minguzzi quale reale movente del provvedimento espulsivo adottato». Uno scenario quello della possibile discriminazione sessuale che dalle «allegazioni delle parti in causa» si è rivelato «nella sua pochezza e suggestività: un escamotage per elidere regole processuali e probatorie». Minguzzi, che ora teme che presto lo Stato gli chieda di restituire la cifra già incassata, comunque sia da inizio estate non lavora più in ragione dell’esito di una visita psicologica. «Non ho più nulla, nemmeno un lavoro – ha detto – e quei soldi li ho restituiti a chi me li aveva prestati quando non lavoravo perché mi avevano allontanato». Ha anche aggiunto che la scorsa estate per un mese e mezzo era stato seguito dalle telecamere di Magnolia – sul lavoro, a casa e anche nel campo nudisti del litorale ravennate che frequenta – per essere protagonista di un reality che però non è stato mai realizzato.