“Meno tasse per tutti”: Renzi vuole i voti dei delusi della destra. E attacca Monti…

L’orologio del tempo ci riporta magicamente al 2001, quando Berlusconi annunciava «meno tasse per tutti». Adesso chi lo promette con le stesse identiche parole è Renzi, che ha pure l’onestà di riconoscere: «Lo dico berlusconianamente». Salvo precisare che però Silvio non mantenne la parola, mentre «noi lo facciamo davvero».

Renzi: Meno tasse per tutti. “Come Berlusconi, ma io lo faccio”

Il presidente del Consiglio ha teorizzato (anche qui, molto beriusconianamente) che «la tassa sulla casa è la più odiata di tutte», dunque da dieci anni almeno doveva essere eliminata. Sui manieri esentasse ha ammesso l’errore dovuto a un equivoco, ma «quando ho capito mi si è illuminata la lampadina» e il bonus ai castelli è stato subito cancellato. Chiaro che Renzi tiene d’occhio i sondaggi, specie in vista delle amministrative di primavera. Solo un ingenuo può negare che questa legge di stabilità (o meglio: quello che se ne conosce in attesa della sua presentazione, rimandata di giorno in giorno) sia pensata pure come volano di consensi elettorali, specie sul versante di centrodestra.

Obiettivo del premier è sgretolare la base elettorale della destra

È proprio a destra – si legge su “la Stampa” – che guarda il premier, allo sfarinamento di quell’area politica dove perfino «pasionarie» come la Santanché non nascondono la loro sconfinata ammirazione («Renzi mi fa godere in modo totale perché fa fuori un comunista al giorno, più lui di Berlusconi», ha confessato la «Pitonessa»). Da certi accenni nel corso della trasmissione vien da pensare che Renzi guardi con favore all’intesa in fieri tra Alfano e Verdini: un polo centrista di sostegno al governo, dove potranno confluire tutti i berlusconiani in fuga dal Cav, senza «inquinare» il Pd con la loro presenza.

Il punto fermo di Renzi: mettere gli italiani in condizione di spendere

«Stiamo mettendo gli italiani in condizione di spendere», ha sostenuto, dopo anni di recessione che Matteo imputa senza troppi giri di frase al rigorismo eccessivo degli anni scorsi, imposto dall’Europa e dallo stesso governo Monti. Che oltretutto – ecco la stoccata al Professore -« aveva fatto una manovra in deficit al 4,4 per cento mentre noi la facciamo al 2,2»: come dire che adesso l’Italia è addirittura più virtuosa di quando vestiva il saio francescano.