Marino s’è dimesso. E decadrà il 2 novembre, giorno dei defunti

Il 2 novembre. Ignazio Marino s’è dimesso da Sindaco di Roma. Ma sarà da allora, dal 2 novembre, che decadrà ufficialmente. Perchè questo strazio di Ignazio ha pensato bene di apporla solo adesso la sua firma sul foglio delle dimissioni. E così, manco l’avesse fatto apposta, la sua decisione va ad impattare con la data dei morti. Una sorta di nemesi. Quasi un voler segnare indelebilmente la storia della sua sindacatura. Che, partita con lo sgignazzante “Daje“, è annegata in un elenco infinito di fatture, rimborsi, cene, viaggi e scontrini. Ecco che la mestizia della annuale commemorazione dei defunti ben si attaglia al dramma personale e politico di Marino e dell’intero Partito democratico romano che lo catapultò, per volontà del pacioso Bettini,  in Campidoglio. Così Ignazio non libera soltanto la Capitale da un fardello di presunzioni e di incapacità ormai insopportabile. Ma ne assume in pieno la vena dissacrante e il gusto per il dileggio. Perché, al netto di crisi di nervi e lucciconi di pianto, Marino esce di scena scegliendo un giorno che lo consacrerà alla burla e lo consegnerà ai racconti. Ed è ancora più avvilente che il tutto è stato fatto probabilmente senza volerlo, certamente senza dare un occhio al calendario. Perchè in certi momenti la tensione e, forse,  l’emozione t’impediscono non solo di pensare, ma pure di far di conto. Perchè se solo c’avesse pensato, è sicuro che quella benedetta firma Ignazio Marino l’avrebbe apposta ieri. Ieri e non più oltre. Solo un giorno prima e l’effetto sarebbe stato tutt’altro. Diverso e opposto. Perchè avrebbe impattato col primo e non col due novembre. Regalando a Ignazio l’ultimo brivido, quello dell’eternità. Quello di Ognissanti.