Marino sceglie di non scegliere e lascia ancora i romani a bagnomaria

Ignazio Marino sceglie di non scegliere. Non ritira le dimissioni. Ma non fa neanche sapere cosa intende fare. Insomma, continua a tenere sulla graticola il Pd e i romani. Un comportamento indegno di un sindaco di una metropoli come Roma, con il Giubileo a ridosso e gli occhi di tutto il mondo puntati addosso. Con il passare delle ore appare chiaro il ricatto che sta prendendo corpo. Marino pretende l’uscita con l’onore delle armi. Altrimenti da qui al 2 novembre saranno ore di passione e di incertezza.
La giunta di oggi nel corso della quale lo stesso Marino aveva annunciato «decisioni importanti, molto importanti» lasciando capire che sarebbe stata l’occasione per ritirare le sue dimissioni e tornare in pista, si è dipanata nell’ordinario: l’assegnazione di immobili per attività culturali – una libreria delle arti, laboratori per giovani filmaker, laboratori di scrittura creativa, un orto e un giardino botanico, una scuola di italiano, un atelier di pittura e scultura per bambini – e un approfondimento prima di prendere la decisione finale sull’odiata delibera per la pedonalizzazione dei Fori. Poi Marino, come se nulla fosse, come se non ci fosse una città intera in attesa di sapere se può tornare alle urne e scegliersi il sindaco che meglio crede per Roma, è rimontato in macchina e se ne è andato per i fatti suoi. Uno schiaffo in faccia ai cittadini romani che da settimane sono in attesa di sapere se potranno tornare a esprimersi, a scegliere e a votare.
Nelle ore precedenti alla giunta l’atmosfera era interlocutoria con Sel che, per bocca del vicepresidente dell’Assemblea Capitolina Gemma Azuni, faceva sapere di aspettarsi un chiarimento da parte di Marino nell’ambito di una pubblica discussione che avrebbe potuto portare il partito ad appoggiare il sindaco nella sua decisione di ritirare le dimissioni, dicendosi comunque non sicura che i consiglieri del Pd sarebbero stati uniti contro Marino: «questo è da vedere…».
Marino, dal canto suo, sembrava divertirsi a tenere alta la suspance e sulle corde il suo stesso partito, Renzi in testa, con dichiarazioni sibilline e criptiche: «Oggi abbiamo una giunta molto, molto importante, densa di decisioni…», aveva detto entrando in Campidoglio ai giornalisti che gli chiedevano lumi. Ed era apparso chiaro che quel messaggio serviva più a stuzzicare Renzi e il suo partito che a chiarire ai giornalisti cosa sarebbe successo di lì a poco.
Nè è servito interpellare come l’oracolo di Delfi, l’assessora che in tutti questi giorni di passione e dispiaceri non ha mai mollato Marino, Alessandra Cattoi, se possibile perfino più criptica del sindaco dimissionario: «C’è una condizione di serenità maggiore rispetto a 10 giorni fa quando la vicenda delle spese di rappresentanza pesava molto anche sullo stato d’animo del sindaco, pesava come un macigno su una persona che non ritiene questi siano argomenti che lo riguardano».
«A Marino pesava molto e aveva un’influenza negativa: superata quella fase il sindaco è sereno – giurava l’assessore capitolino al Patrimonio e Pari Opportunità poco prima della riunione di giunta – Ora lo vedo il sindaco tranquillo e molto concentrato sulle cose da fare e da chiudere».
«Su Roma e le dimissioni del sindaco Marino il Pd si trova in un gran pasticcio – aveva ammesso Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera, intervenendo a Filo Diretto su Radio Radicale – se siamo arrivati fin qui è perché ci siamo incartati. Spero che da adesso in poi prevalga la politica e non le decisioni in qualche stanza isolata dalla realtà».