Marino indagato per truffa allo Stato: sotto inchiesta la sua Onlus

Truffa aggravata ai danni dello Stato. È l’accusa per Ignazio Marino nell’inchiesta sulla «Image onlus», fondata nel 2005 dal chirurgo dem per portare aiuti sanitari in Honduras e Congo: il nome del sindaco è iscritto sul registro degli indagati da alcuni mesi fa ma la notizia, seppure non ufficialmente confermata dal Palazzo di giustizia, è trapelata ieri, innescata da una sorta di autogol del difensore. «Ho appreso ieri (mercoledì, ndr) di questa richiesta di archiviazione che ritenevo scontata perché il mio assistito non c’entrava nulla con questa vicenda, non era neppure il presidente della onlus. Era una storia chiusa», ha detto il professor Enzo Musco a metà pomeriggio, precisando poi «di averlo appreso dall’entourage del primo cittadino». Pochi minuti e le agenzie hanno diffuso la smentita della Procura sulla richiesta di archiviazione che, di fatto, diventava cosi la conferma che Marino è effettivamente indagato. una novità, al termine dell’ennesima, convulsa giornata politica, che apre nuovi scenari nella crisi del Campidoglio.

Dunque è sulla «Image onlus» che Marino si ritrova indagato

Mentre – si legge su “Il Corriere della Sera” – per il «caso scontrini» finora sarebbe stato ascoltato solo come testimone: sotto accusa sono finiti due contratti di consulenza (due dei quali, secondo l’accusa, falsi) che avrebbero garantito alla «Image» sgravi fiscali in base alla legge Biagi. Ð pm Pantaleo Polifemo ha iscritto sul registro degli indagati anche tré collaboratori del sindaco. In base alle verifiche del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza guidato da Cosimo De Gesù, a firmare i contratti di consulenza dal 31 marzo al 31 dicembre 2012 era stato proprio Marino, all’epoca presidente e legale rappresentante della onlus. Ma due di quei tré accordi di lavoro sono — sempre per l’accusa — «fantasma», sottoscritti da persone inesistenti. Dalle indagini è emerso che l’unica consulenza veramente in atto era quella con Carlo Pignatelli: per raggiungere un compenso di 900 euro al mese (il totale del contratto sarebbe stato di 5 mila euro lordi) «per l’assistenza e la manutenzione di servizi informatici in sede centrale e per progetti in essere» sarebbe stato retribuito con tré assegni. Uno intestato a lui e gli altri a persone mai viste, Marco Serra e Franco Briani. Circostanza confermata da Rosa Carotalo (un’altra dipendente) e dallo stesso Pignatelli, indagato per possesso e fabbricazione di documenti falsi e, in concorso con altri, per truffa ai danni dello Stato.