Marino incontra Orfini: scintille nel PD ma Ignazio pretende il contentino

Una vicenda kafkiana che tiene appesa da due settimane la capitale e che il premier vuole veder chiusa al più presto per metter fine a questo spettacolo: Orfìni è delegato a risolvere la pratica, al summit partecipano il braccio destro del sindaco, l’assessore Alessandra Cattoi e gli assessori alla legalità Sabella e ai Trasporti Esposito, che alla fine taglia corto: «non è cambiato nulla».

Le telefonate notturne tra i vertici del partito riportano un quadro sconfortante

Marino ancora non ha deciso, ma la sensazione è che ritirerà le dimissioni, considera superata la questione degli scontrini e che non vi sia motivo di non andare avanti. Quando Orfini gli fa notare che non ha più i numeri, lui fa capire che vuole vedere come si comporteranno i consiglieri, insomma alla fine è probabile che si andrà allo scontro in aula sulla sfiducia. Ma quel che è chiaro è che non esiste la possibilità che prosegua il suo cammino stilando un accordo, questo è il messaggio netto che trasmette lo stato maggiore del Pd. Dopo che in giornata erano circolate voci d’ogni sorta, perfino quella – smentita dai vertici del partito – di una dilazione dei tempi pilotata, per evitare di andare al voto in primavera e prolungare la vita dell’amministrazione fino alla fine del Giubileo e oltre.

Da Cuba Renzi conferma che «la posizione del Pd è autorevolmente espressa da Orfini»

Il sindaco arriva in Campidoglio, i suoi dicono che sta riflettendo sul ritiro delle dimissioni. «Un sindaco eletto non può andarsene senza un motivo, deve confrontarsi in aula e la sua maggioranza gli deve spiegare perché è venuta meno la fiducia», dice la Cattoi. La presidente del Consiglio comunale spiega che ci sono i tempi per farlo anche prima della dead line, «solo il due novembre il prefetto potrà nominare il commissario e fino al primo c’è la possibilità di convocare l’aula». Dunque si parla pure della possibilità di un chiarimento senza voti di sfiducia, per dare al sindaco l’onore delle armi, si legge su “la Stampa”.