Marino ci ripensa? Pollice verso di Renzi: pronta la mozione di sfiducia del Pd

Diciannove firme di consiglieri comunali del Pd pronti a sfiduciare Ignazio Marino. Un muro difficile da ignorare per tutti ma non per il sindaco che non ha più i numeri in consiglio e non ha nemmeno più Trenitalia e Cotral in Metrebus. Mentre i servizi per i cittadini si dissolvono come neve al sole . Marino continua a sfogliare la margherita e aspetta il rientro dal Sud America di Matteo Renzi prima di decidere se ritirare o meno le dimissioni e convocare quel consiglio comunale che ormai chiedono tutti. Azzerati tutti gli interlocutori con palazzo Chigi, mentre con la renziana Lorenza Bonaccorsi è stata avvistata ieri alla Pisana in cerca di un’exit strategy, il sindaco – si legge su “il Messaggero” – si aspetta da Renzi un segnale che lo conforti sul suo futuro politico.

Sulla voglia del presidente del Consiglio di incontrare il sindaco sono in pochi a scommettere

Anche perché la richiesta di un posto al governo, che avrebbe avanzato lo stesso Marino prima dell’ultimo rimpasto di giunta, sarebbe in questo momento ancora più difficile da esaudire. Ciò non toglie che Renzi è pronto, dopo che le dimissioni saranno ef fettive, e quindi dal 3 novembre, a riconoscere all’ormai ex sindaco il lavoro svolto nei due anni di governo della città. «Se Marino vuole parlare col Pd c’è il commissario Orfini», ripetono dal Nazareno. E anche i consiglieri del Pd guardano a palazzo Chigi nella speranza che dal cilindro renziano esca una soluzione che eviti al Pd romano di votare la sfiducia insieme alla destra e al M5S.

Ormai solo SEL sta con Marino: tutti contro l’ex Sindaco

Arroccato, con un numero di fedelissimi sempre più esiguo, il destino di Marino tiene con il fiato sospeso solo qualche funzionario di banca che ha concesso mutui confidando sull’intera legislatura. Sul come sbarazzarsi del Marziano le differenze però restano. Ieri un equivoco ha provato a spazzarlo via il commissario romano Matteo Orfini presentando un documento sottoscritto da diciannove consiglieri comunali del Pd che di fatto sembra chiudere la partita. Sull’esito finale dello scontro sono però in pochi a voler scommettere. Senza la maggioranza che sinora ha votato i suoi provvedimenti un presidente del Consiglio o un sindaco lascerebbero senza esitazione senza farsi sfiduciare in aula.