Italia resta in Afghanistan: in cambio vuole la guida della nuova Libia

Oggi al Quirinale si riunisce il Consiglio supremo di Difesa e sotto la guida di Sergio Mattarella, il premier Renzi e i ministri Gentiloni, Pinotti, Alfano, Padoan e Guidi dovranno fare il punto, anche per le implicazioni economiche, sui tanti dossier aperti, compreso il Libro bianco delle nuove Forze armate. Un «punto della situazione sugli scenari di conflitto e di crisi e sulle emergenze derivanti dai crescenti flussi migratori e dal radicarsi dell’estremismo jihadista in vaste aree dell’Africa settentrionale e sub-sahariana, del Medio Oriente e del Golfo Persico», recita l’ordine del giorno. Si parla genericamente di «iniziative italiane in seno alla Comunità intemazionale e partecipazione delle Forze Armate alle missioni di stabilizzazione e contrasto del terrorismo», chiaro il riferimento soprattutto alla crisi siriana e libica.

Pronti i 4 nostri Tornado per bombardare postazioni del Califfato in Iraq

Per ora ha chiarito il ministro della Difesa Roberta Pinotti – non si va oltre l’attività di ricognizione dello spazio aereo, non intervenendo nei bombardamenti neanche in modo indiretto illuminando gli obiettivi. Più immediate invece, e collegate fra loro, sono le implicazioni legate ai nostri impegni di Afghanistan e Libia. Come Renzi era andato a riferire già lunedì nel faccia a faccia al Quirinale non è possibile – spiega “Avvenire” – tirarsi indietro dai nostri impegni a Herat e Kabul, per complessivi 800 uomini, dopo che (una settimana fa) Obama ha rinviato il suo piano di rientro, alla luce del ritomo in campo dei talebani legatisi dell’Is. La notizia trapelata del rinnovato impegno italiano in Afghanistan, insieme a Germania e Turchia, prima ancora che il Parlamento ne fosse ufficialmente messo al corrente, rischia di alimentare polemiche e divaricazioni e comunque dowebbe portare a breve a una informativa alle Commissioni Esteri permantenere un consenso ampio dietro al nostro impegno militare, come negli obiettivi di Renzi. Si tratta dopotutto di una novità più che sul piano strategico-militare su quello degli impegni economici che già tenevano conto del rientro.

Ma sarà soprattutto il dossier Libia a tenere banco, oggi, al Quirinale.

La missione dell’inviato dell’Onu Bernardino Leon si chiude proprio in queste ore con un bilancio in chiaroscuro. Ma secondo le valutazioni dell’Italia è bene guardare al bicchiere mezzo pieno: lo sblocco dei rapporti fra i due governi di To- bruk e Bengasi viene valutato come un passo avanti su cui lavorare. Lo sbocco a cui si punta, come ha confermato il segretario generale dell’Onu Ban KiMoon partecipando a Roma alla cerimonia per i 60 anni dell’adesione italiana all’Onu, è un intervento a guida italiana con regole d’ingaggio e obiettivi strategia da individuare una volta i due governi libici non si attiveranno per chiedere o quanto meno autorizare l’intervento stesso.