Israele, venti di guerra: «Migliaia di soldati iraniani in Siria, reagiremo»

Munizioni per armi leggere, ma anche granate per un totale di 50 tonnellate. È quanto gli Stati Uniti avrebbero fornito ai ribelli anti-Assad nelle ultime ore, secondo quanto rivelato dalla Cnn.

Fonti del Pentagono: armi Usa ai miliziani anti-Assad

La rete televisiva ha citato fonti del Pentagono spiegando che le armi, destinate ai miliziani della Syrian arab coalition, sarebbero state paracadutate da alcuni aerei cargo C-17s, scortati da caccia da combattimento, nella provincia di Hasakah nel nord del Paese. Le stesse fonti hanno escluso che il materiale possa essere finito nelle mani dei guerriglieri dell’Isis, sostenendo che è stato recuperato da «forze amiche».

L’allarme di Israele

«In questo momento migliaia di soldati iraniani giungono nel territorio siriano a sostegno di Bashar Assad». A sostenerlo davanti alla Knesset è stato il premier Benyamin Netanyahu, aggiungendo che Tel Aviv «impedirà loro di minacciare il confine sul Golan e di inoltrare armi sofisticate agli Hezbollah».

La Nato contro Assad e Mosca

Le informazioni sull’operazione Usa e le parole di Netanyahu arrivano in un contesto in cui il pressing della comunità internazionale per isolare il presidente siriano e l’azione di Mosca si fa sempre più insistente. Nelle stesse ore in cui la Cnn dava notizia dei rifornimenti di armi ai ribelli, il segretario della Nato, Jens Stoltenberg, si diceva «preoccupato» per «le azioni della Russia», definendo «inaccettabili le violazioni dello spazio aereo della Turchia e della Nato, ma anche il rafforzamento in Siria e i suoi attacchi aerei e missilistici». La Russia «dovrebbe avere un ruolo costruttivo nella lotta contro l’Isis», ha proseguito il politico norvegese, sottolineando che invece, a suo parere, «il sostegno al regime di Assad non è costruttivo e prolunga solo la guerra».

La presa di posizione dell’Ue

Una posizione, quella anti-Assad e critica nei confronti del Cremlino, ribadita anche dall’Ue che, nelle conclusioni del Consiglio degli Esteri, ha messo nero su bianco che Assad non può essere un partner nella lotta all’Isis e che «non può esserci pace duratura in Siria con l’attuale leadership e finché non saranno affrontate le legittime rimostranze di tutte le componenti della società siriana». Indice puntato anche contro Mosca per «la violazione dello spazio aereo dei Paesi vicini» della Siria, aggiungendo che «l’escalation militare rischia di prolungare il conflitto, mina il processo politico, aggrava la situazione umanitaria e aumenta la radicalizzazione».

I risultati di Mosca in Siria

Ma la Russia dalla sua ha i risultati militari e la collaborazione con i Paesi dell’area. Il portavoce del ministero della Difesa, Igor Konoshenko, ha rivelato che le forze aeree di Mosca, nell’arco di 24 ore, hanno compiuto 55 uscite contro 53 obiettivi dell’Isis nelle province di Homs, Hama, Latakia e Idlib. Il risultato dei raid è stata la distruzione di sette punti di comando, sei campi di addestramento (tra cui uno per militanti stranieri, vicino a Mastum, nella provincia di Idlib), sei depositi di armi e una fortezza vicino al villaggio di Salma, nella provincia di Latakia. Inoltre, sempre secondo i dati forniti da Konoshenko, l’aviazione russa ha attaccato anche 24 punti fortificati e ha colpito un convoglio di veicoli, un gruppo mobile di mortai e tre bunker. Inoltre, Mosca, attraverso il ministro degli Esteri, Serghiei Lavrov, ha fatto sapere di essere disponibile a creare altri centri di coordinamento per la lotta ai jihadisti in Siria dopo quello realizzato a Baghdad e a cui partecipano i vertici militari di Russia, Iraq, Iran e Siria. «Mosca – ha detto Lavrov – è pronta a considerare altri punti nella regioni dove tale coordinamento può essere stabilito, non solo coinvolgendo questi Paesi, ma anche altri del Medio Oriente e del Nord Africa».