In Senato il gesto osceno di Barani, fedelissimo di Verdini. Ed è caos

La maggioranza supera l’ostacolo tanto temuto del primo scrutinio segreto, bocciando un emendamento di Roberto Calderoli con uno divario di 44 voti, anche se l’asticella si è fermata – su questo voto – a quota 160. Ma un grave incidente a Palazzo Madama, un gesto osceno attribuito al senatore verdiniano Lucio Barani, ha creato caos totale in aula e ha fatto slittare il voto sull’articolo 2 del ddl Boschi, il cuore della riforma, che trasforma l’attuale Senato in una Camera delle Regioni. Il gesto di Barani ( ha mimato un rapporto orale verso la M5s Barbara Lezzi), ha indignato le senatrici di M5s e poi degli altri gruppi. Ma anche provocato l’indignazione di Piero Grasso e Matteo Renzi. E sarà oggetto delle valutazioni disciplinari dell’ufficio di Presidenza del Senato, con il rischio di pesanti sanzioni.

Gesto osceno e toni esasperati, alta tensione sulle riforme

Sin dall’inizio dell’esame delle riforme da parte del Senato, in Aula si sono registrati non solo toni esasperati, ma anche veri e propri insulti, specie da parte dei parlamentari di M5s, verso i senatori di maggioranza, cosa di cui si è lamentato Enrico Buemi con il presidente del Senato Grasso. Per non parlare dei punzecchiamenti della Lega verso i senatori di Ala, il gruppo di Denis Verdini: dal lancio di banconote, ai cartelli esposti oggi. E’ in questo clima che Barani, capogruppo di Ala, ha fatto un gesto osceno che ha indignato Barbara Lezzi e Paola Taverna (“porco, maiale”, ha gridato). Barani ha detto di averlo fatto verso il senatore della Lega Nunziante Consiglio, ma egli è stato accusato di averlo rivolto a Lezzi. L’indignazione ha toccato altre senatrici di altri gruppi che hanno visto il gestaccio, da Erika Stefani, a Cinzia Bonfrisco e Valeria Fedeli. Grasso ha prima sospeso l’aula brevemente, e poi ha convocato per lunedì prossimo l’ufficio di presidenza per esaminare i filmati e eventualmente sanzionare Barani, che ha evitato di ripresentarsi in Aula per allentare la tensione. Peraltro, anche su sollecitazione di Paolo Romani (Fi), i lavori sono ripresi all’insegna di un clima di fair play pur nel dissenso sui contenuti della riforma. L’incidente ha bloccato di fatto per un’ora l’esame degli emendamenti, il che ha impedito l’approvazione dell’articolo 2, con l’emendamento di Anna Finocchiaro che recepisce gli accordi nel Pd e nella maggioranza, che prevede la legittimazione popolare dei futuri consiglieri regionali-senatori. Il voto ci sarà domani mattina. Ma la maggioranza ha proceduto comunque per tutta la giornata in modo coeso, sin dalla mattina quando è stato bocciato un emendamento che sopprimeva l’articolo 2 e che, come ha spiegato Finocchiaro, avrebbe fatto cadere l’intera riforma: 176 i “no”, 120 sì e 4 astenuti. E l’asticella della maggioranza assoluta (161) è stata sempre superata, tranne in un voto nel pomeriggio. Superato poi un altro ostacolo che intimoriva il governo, vale a dire un voto a scrutinio segreto su un emendamento di Roberto Calderoli sulle minoranze linguistiche.