Ilaria Cucchi: «Sulla morte di mio fratello i carabinieri hanno mentito»

Spuntano due nuovi testimoni nel caso di Stefano Cucchi, il geometra arrestato dai carabinieri esattamente sei anni fa, nella notte tra il 14 e il 15 ottobre, e morto una settimana dopo in circostanze mai chiarite: per un malore dovuto anche alla sua condizione di tossicodipendente, secondo gli agenti della polizia penitenziaria e un referto sanitario; per le percosse ricevute, secondo la famiglia, in particolare della sorella Ilaria che ha smosso mari e monti per venire a capo di una vicenda raccapricciante e misteriosa. Le drammatiche foto di Stefano ormai privo di vita, con il suo volto tumefatto e con la schiena fratturata in più punti sembrano dar ragione ai Cucchi che oggi vedono la verità sempre più vicina.

 Sono cinque i militi dell’Arma indagati per la morte di Cucchi

Dopo sei anni, infatti, e dopo la celebrazione di un processo conclusosi senza colpevoli l’inchiesta-bis disposta dalla procura di Roma ha riportato tutto al punto di partenza: e ora ci sono ben cinque carabinieri indagati, tre – Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco – per le lesioni procurate e gli altri due – il vicecomandante della stazione di Tor Sapienza Roberto Mandolini e l’appuntato Vincenzo Nicolardi – per falsa testimonianza. Secondo l’accusa, infatti avrebbero concordato una versione per scagionare i tre colleghi. A confermare l’esistenza di questa versione concordata maresciallo sarebbero proprio i due nuovi testimoni, due militari della caserma Appia di Roma, un uomo e una donna, che secondo Ilaria Cucchi che ne ha parlato in un’intervista su Visto «smentiscono quello che ha raccontato l’ex vice comandante, il maresciallo Roberto Mandolini, che negò qualsiasi pestaggio su Stefano da parte dei suoi uomini. E invece – continua la sorella del giovane morto – loro due ricordano di aver sentito dire in caserma che mio fratello era stato “massacrato di botte”».

La sorella della vittima annuncia due nuovi testimoni

Ilaria ha confermato anche la «nuova perizia medica firmata dal professor Carlo Masciocchi, presidente della Società italiana di radiologia, secondo cui quando Stefano è morto aveva la terza vertebra lombare e la quarta vertebra sacrale fratturate “di recente” e in modo “assolutamente contestuale”». Un passaggio – questo – che la Cucchi giudica «fondamentale» poiché – spiega – «nell’autopsia eseguita nel novembre del 2009 il consulente della Procura disse che si trattava di una frattura pregressa. Dimostrammo invece che, solo poche ore prima di essere arrestato, Stefano si allenava in palestra sul tapis roulant, cosa impossibile se la colonna vertebrale fosse stata rotta».