I grillini non candidano Di Maio e Di Battista perché hanno paura di governare

Dal miles gloriosus di Plauto ai grillini: «Hic Rhodus, hic salta»Non serve certo aver frequentato il liceo classico per ricordare la frase spauracchio di ogni spaccone, la prova finestra anti-millanteria, la cartina di tornasole capace di smascherare qualsiasi rodomontata. Spaccone era quel soldato che nella commedia di Plauto si vantava di aver saltato da un piede all’altro del Colosso di Rodi. E di averlo fatto in presenza di testimoni in grado di confermare quanto diceva. Ma un ascoltatore gli fece notare che non servivano testimoni e che gli sarebbe bastato ripetere la sua prodezza per essere creduto. Appunto, «qui è Rodi, qui salta».

Ai grillini piace l’opposizione: parlare è più facile di fare

Una metafora che sembra calzare a pennello per il M5S, movimento di fiera opposizione che si cimenta in funzioni di governo attivo solo in quel di Parma con l’eretico Federico Pizzarotti e a Livorno, dove però il sindaco Filippo Nogarin ha già fatto sapere che non si ricandiderà al termine del mandato. Della serie, «abbiamo già dato». Per il resto, i grillini promettono salti prodigiosi  e piroette elettrizzanti nel grigio cielo della politica egemonizzata dalla vecchia casta, brutta, sporca e cattiva riscuotendo per altro un notevole successo di pubblico, visto che anche i sondaggi più malevoli li danno ormai stabili intorno al 25 per cento, salvo poi rintanarsi inspiegabilmente nell’astrattezza di regole assurde quando si tratta di passare dal ruolo di opposizione “dura e pura” a quello di alternativa di governo. Uno immagina che dopo tanto predicare, criticare e insultare, i grillini non vedano l’ora di dimostrare per intero il loro valore e convincere tutti che il «qui è Rodi, qui salta» non li riguarda. Ma si sbaglia: prova ne sia che di fronte allo tsunami elettorale che si staglia all’orizzonte del prossimo anno con Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna al voto per scegliere i nuovo sindaci, la premiata ditta Grillo & Casaleggio stia facendo di tutto pur di non vincere. Potrebbero tagliare il traguardo della fascia tricolore Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio, rispettivamente Roma e Napoli. Ma i due sono messi fuori gioco da regole interne, con buona pace di quanti li vorrebbero alla guida della propria città.

Paura di vincere a Roma e a Napoli. Ecco il “no” ai due deputati

Si può giurare che quelli del M5S obietteranno che loro sono diversi, che i loro deputati non lasciano una poltrona per occuparne un’altra, che bisogna partire dai programmi, che in definitiva i candidati li sceglie il cosiddetto popolo del web e via cazzeggiando. Insomma, il trionfo della procedura sulla politica. Chi ha ascoltato Di Battista intervistato da Maurizio BelpietroCanale 5 se ne sarà di sicuro reso conto. L’esponente grillino ha allontanato come un piatto avvelenato una sua eventuale nomination per Roma: «Escludo di candidarmi. Ho un mandato e lo porto a termine, preferisco continuare a occuparmi di politica estera e corruzione a livello nazionale». Di sicuro il mondo avrà tirato un sospiro di sollievo alla notizia che la corsa al Campidoglio non lo priverà del contributo di uno statista come Di Battista. In merito, la dottrina dei Cinquestelle non ammette deroghe: chi fa il deputato non può candidarsi a sindaco, neppure se è l’uomo giusto per vincere. La coerenza prima di tutto. Sarà, ma nulla può impedire che in noi s’insinui invece l’atroce dubbio che, proprio come il soldato sbeffeggiato da Plauto, i grllini siano bravi a saltare solo con le parole.