La grande paura del M5S: governare Roma. “Puntiamo al governo nazionale”

Si può chiamare in tanti modi: paura di diventare grandi, paura di governare, paura di mettersi alla prova. Una serie di timori che sono racchiusi in una frase dal sen fuggita ad Alessandro Di Battista, che capeggia la lista dei preferiti del popolo grillino per il Campidoglio, ma che di candidarsi proprio non ne vuoi sentire parlare: «Ma vi pare che a noi interessi intestarci una città complicata come Roma? Noi puntiamo al governo nazionale». Una prudenza più che naturale per l’esponente di un movimento che racchiude all’interno tutto e il contrario di tutto. Dalle fobie più disparate, come l’allergia ai vaccini o al terrore per le «scie chimiche», alle convinzioni più astruse: come quella del parlamentare Carlo Sibilla che considera lo sbarco sulla luna «una farsa»; o la certezza granitica di un’altra deputata, Tatiana Basilio, che qualcuno abbia distrutto le prove che esistano le sirene.

I grillini hanno paura di governare Roma: i M5S sono stati sinceri

Senza contare che le esperienze di governo fornite finora dal movimento non sono state così esaltanti: il sindaco 5 stelle di Parma, Federico Pizzarotti, è un esiliato in casa nel movimento; quello di Livorno, Filippo Nogarin, sta facendo rimpiangere addirittura il Pci dei camalli. Messa cosi è evidente che se nel 2016 a Roma fosse eletto un sindaco grillino, e poi non desse una prova convincente, fatalmente metterebbe a repentaglio le elezioni politiche successive, non fosse altro per il palcoscenico offerto dalla città eterna.

Grillo sincero: «Noi cresciamo sui vizi, i difetti, gli errori degli altri»

Appunto, la sindrome – si legge su “Panorama” – che sta contagiando i 5 stelle è il terrore di vincere a Roma dove, dopo l’abbandono dì Ignazio Marino, il Pd è ridotto ad uno straccio e loro veleggiano attorno al 30 per cento. Una malattia insidiosa che, però, è nel Dna del movimento. Basta pensare a quello che Beppe Grillo, cioè il vecchio della montagna, indica come il segreto del successo grillino: «Noi cresciamo sui vizi, i difetti, gli errori degli altri e le conseguenti delusioni che provocano nella gente. Non ancora per i nostri meriti».