Gigi D’Alessio: «Droga e squillo? Non vi permettete di tirarmi in ballo»

Gigi D’Alessio non ci sta e non le manda certo a dire. Del resto, come dargli torto? Vedere il suo nome sbattuto senza riguardo alcuno nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di droga nel Casertano, affiancato a quello di tre poliziotti corrotti arrestati, lo ha indignato e ferito. Non poco.

L’ira di Gigi D’Alessio

«Capisco che la notorietà è una condizione difficile, ma comincio a credere che nel mio caso si tratti di un genere letterario», ha dichiarato polemicamente il cantautore partenopeo, che poi ha anche aggiunto: «Non c’è giorno che non debba leggere cose che mi riguardano e che mi lasciano basito. Quella in oggetto è solo l’ultima. Vedere il mio nome associato ad una operazione anti-mafia mi produce sbalordimento e irritazione assoluta». E ha ragione: il suo nome, infatti, è spuntato indebitamente nell’inchiesta sul traffico di droga che ha portato all’arresto eseguito dalla Polizia di Stato di 13 persone e di tre poliziotti, il cui unico punto in contatto con il celebre cantante è rappresentato dal fatto che in più di una occasione i tre agenti avrebbero accompagnato D’Alessio, utilizzando abusivamente – e a insaputa dell’artista – l’auto di servizio. Non solo: i reati contestati ai tre, a vario titolo, sono quelli di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, allo spaccio di droga, all’usura, alla truffa, al falso, alla corruzione, alla concussione e all’abuso d’ufficio: crimini orrendi e personaggi discussi, quelli a cui è stato indebitamente affiancato il nome di Gigi D’Alessio. Tre poliziotti che sotto la divisa nascondevano un’anima tutt’altro che legalitaria, a cui viene addebitato, tra le altre cose, persino l’aver avuto rapporti con prostitute nelle auto di pattuglia e nei locali del commissariato di Marcianise (Caserta), dove prestavano servizio.

«Io, associato a un’operazione anti-droga»

«Nel mio caso – ha sottolineato allora l’artista – non viene mai rispettato non dico la privacy, di cui pare non abbia diritto, ma neanche un criterio di opportunità che cade davanti all’esigenza di fare un titolo di giornale». E ancora: «Vengo prelevato dalla polizia o dai carabinieri, e talvolta dai vigili urbani – ha specificato inoltre il cantante — ogni qual volta faccio un concerto o partecipo ad un evento, per ragioni di ordine pubblico. Non sono io che scelgo chi mi viene a fare la staffetta o quale corpo si occupa dei miei spostamenti: mi attengo a disposizioni che mi vengono date. Poi se un mio fan, come del resto succede per altre migliaia, decide di prendere un aereo per seguire un mio concerto a New York, e che questo sia un poliziotto o un ingegnere, non è certamente una variabile di cui mi occupo, anche se questo pare sia sufficiente per vedere il mio nome infilato in una storia di cui ovviante non so nulla».