Gerusalemme, Netanyhau chiude i rioni arabi. Kerry presto in Israele

Militarizzazione delle città, chiusura dei quartieri arabi di Gerusalemme e confisca dei beni e abbattimento delle case delle persone accusate di essere terroristi. Sono alcune delle misure adottate dal governo Netanyahu dopo la nuova esplosione di violenza in Israele.

Le misure volute da Netanyahu

Annunciata dall’ufficio del premier, la militarizzazione delle città è diventata immediatamente operativa con l’invio di sei compagnie di soldati nelle maggiori città del Paese. La polizia militare agirà insieme agli agenti della polizia ordinaria e della guardia di frontiera. Inoltre, il consiglio di difesa del governo ha approvato l’immediato reclutamento di 300 guardie civili addette alla protezione nei trasporti pubblici. A far discutere, però, sono soprattutto la decisione di chiudere interi rioni palestinesi di Gerusalemme est, indicati come «le zone di scontri e – si legge in una nota dell’ufficio del premier – incitamento alla violenza», e di colpire i beni delle persone identificate come terroristi, alle quali saranno anche «revocati i diritti di residenza permanente».

L’allarme della Caritas: «Così si alimenta la voglia di vendetta»

Secondo la Caritas di Gerusalemme, una delle voci più critiche sulle misure adottate dal governo di Tel Aviv, «l’imposizione di posti di blocco israeliani nelle zone palestinesi di Gerusalemme rappresenta una “misura di sicurezza” che non dà nessuna sicurezza, ma al contrario fa aumentare la rabbia e la frustrazione, e in questo modo alimenta sentimenti di vendetta». «Secondo me – ha aggiunto il direttore generale della Caritas Jerusalem, padre Raed Abusahliah, all’Agenzia Fides p. Raed – possono imporre tutte le chiusure che vogliono, ma non sarà questo ad assicurare la sicurezza. L’unico modo di ottenere una sicurezza stabile e per tutti – ha concluso il prelato – è quello di restituire la libertà al popolo palestinese».

Kerry presto in Medio Oriente

E un legame fra le scelte del governo israeliano e l’intensificarsi delle violenze è stato indicato in maniera esplicita anche da John Kerry. Intervenendo all’Università di Harvard, il segretario di Stato americano ha spiegato come, secondo lui, la nuova crisi con i palestinesi sia connessa all’«espansione di massa delle costruzioni negli insediamenti, registrata negli ultimi anni», che «ha accresciuto la frustrazione dei palestinesi». Ma Kerry ha anche spiegato di vedere ancora margini per recuperare la situazione, sebbene sia estremamente critica: «Presto – ha dettto – andrò in Medio Oriente per vedere se è possibile allontanarsi dal precipizio».