Il gender a scuola? Il governo non risponde ai senatori e scappa

Il gender a scuola, un argomento molto dibattuto che fatica però ad essere affrontato in Aula, almeno per quanto concerne le argomentazioni dei suoi detrattori. Così, ancora una volta, il senatore di FI Lucio Malan è costretto a tornare sulla scottante questione – della teoria sull’ideologia di genere e sul silenzio istituzionale in merito alle interrogazioni presentate a riguardo – e ad appellarsi al presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso affinché solleciti il governo a rispondere alle interpellanze presentate «anche anni fa» sul tema «dell’irruzione nelle scuole della Lgbt», sigla che sta per Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender.

Il gender a scuola: le interrogazioni in attesa di risposta

Un silenzio, colpevole e discriminante, quello denunciato da Malan che elenca tutte le interrogazioni e le interpellanze presentate dal 2013 ad oggi, chiedendo «come mai il governo eviti di rispondere ad ogni domanda» sul tema gender, con particolare riguardo all’«ingresso nelle scuole delle teorie transgender». Un silenzio “sospetto”, smascherato ancora una volta dall’esponente azzurro, particolarmente sensibile alla questione – su cui è intervenuto non a caso a più riprese – e sanzionato anche dal vicepresidente di turno Maurizio Gasparri (FI) che, nel ringraziare il collega Malan per l’intervento sostenuto, ha anche colto l’occasione per invitare «il governo a vergognarsi per la reticenza» fin qui ostentata.

Il silenzio dell’Aula

Un atteggiamento, quello sostenuto dall’esecutivo nell’evitare di replicare alle osservazioni, interrogazioni e interpellanze presentate in Aula nel corso del tempo, che lascia presupporre l’intento di puntare a far passare provvedimenti e risoluzioni nel silenzio dei detrattori del gender a scuola? Possibile: anche per questo, allora, già nel giugno scorso, alle prese con il ddl Buona Scuola, Malan aveva denunciato in un intervento in Aula sulla riforma dell’istruzione «il grave pericolo, contenuto nel comma gender inserito alla Camera, che prevede l’introduzione obbligatoria – in tutti gli Istituti – dell’educazione contro la “violenza di genere e tutte le discriminazioni”: espressioni ambigue di cui occorre capire il senso. Confrontando queste parole con la Strategia Nazionale LGBT 2013/15 del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, c’è da rabbrividire», denunciava insomma, ancora quattro mesi fa Malan. Aggiungendo a stretto giro che: «La Strategia prevede esplicitamente, proprio in nome della “rimozione di ogni forma di discriminazione”, “l’integrazione e aggiornamento sulle tematiche LGBT” nei programmi scolastici, la “valorizzazione” dell’expertise delle associazioni LGBT, l’accreditamento delle associazioni Lgbt presso il Miur in qualità di enti di formazione e altro ancora». E chi dissente da queste disposizioni? Per il momento, in Aula, viene trascurato, o, per usare un termine caro al dibattito sulla teoria gender e ai suoi sostenitori, “discriminato” col silenzio.