Gamba amputata dopo una storta, 68 medici indagati: è record

Una semplice torsione si è trasformata in un incubo per un perito informatico torinese di 22 anni. Mesi e mesi di terapie in ospedale, che si sono conclusi con la gamba amputata da sotto il ginocchio dell’arto ferito. Su questo episodio di presunta malasanità la procura di Torino ha aperto un’inchiesta. «Voglio sapere che cosa è successo, dall’inizio alla fine, voglio la verità», dice ora il giovane. Nel registro degli indagati è iscritto un numero record di medici: addirittura 68, tra gli ospedali Cto e Molinette, dove il giovane è stato ricoverato. L’accusa, formulata dal pm Francesco La Rosa, è di concorso in lesioni colpose gravissime. L’incidente la scorsa primavera.

 

Gamba amputata, un’Odisssea

Il ragazzo stava giocando con alcuni amici, quando è saltato giù da un muretto alto un metro e mezzo. All’atterraggio, però, la torsione e un dolore lancinante. «Sono caduto in piedi – racconta – e ho sentito come una scossa alla gamba. Mi sono accasciato a terra e, aiutato dai miei amici, sono andato al pronto soccorso del Cto». «All’inizio – accusano i familiari – i medici hanno detto che sarebbe tornato a camminare in breve tempo, magari aiutandosi con un plantare». Le cose, però, non sono andate come previsto. Una serie di complicanze vascolari lo costringono a sottoporsi a una decina di interventi chirurgici, ma la situazione non migliora affatto. «Abbiamo chiesto ai medici che cosa stesse succedendo – continuano a raccontare i parenti – e non abbiamo avuto risposta. Abbiamo chiesto più volte di cambiargli una fasciatura che ci sembrava inappropriata e non siamo stati ascoltati».

Si apre l’inchiesta

Nei giorni scorsi, l’amputazione della gamba e, dopo l’ennesimo intervento, le dimissioni. Per lui, però, non c’è stato ritorno a casa. Abitava in un appartamento al quinto piano senza ascensore ed è dovuto tornare a casa del padre. Con un gamba amputata non è possibile fare diversamente. «Vogliamo sapere che cosa è successo – concludono i familiari – e se qualcuno ha sbagliato deve pagare». La famiglia ha incaricato lo studio legale Ambrosio & Commodo di intentare una causa civile parallelamente all’esito dell’indagine penale. «Aspettiamo – dice l’avvocato Renato Ambrosio – che questa faccia il suo corso e che siano individuati i responsabili. Se ciò non dovesse avvenire, incaricheremo un nostro medico di farlo per aprire il procedimento».