“Chi vuole curarsi in Francia, impari il francese”: no agli interpreti per gli stranieri

«Basta interpreti all’ospedale. I pazienti che vogliono comunicare con i loro medici imparino prima il francese»: polemiche per la misura presa dal consiglio provinciale della Drôme, nel sud-est della Francia. Dal prossimo anno, ha annunciato Patrick Labaune, presidente di destra del consiglio provinciale, chi non conosce la lingua di Molière  non potrà più contare sulla squadra di traduttori che fino ad oggi permetteva il dialogo con i medici negli ospedali della provincia. Una misura estesa anche ai servizi sociali ed amministrativi. Secondo Labaune, già oggetto di critiche da parte della sinistra in Francia, la presenza degli interpreti frenerebbe l’integrazione degli stranieri contribuendo al ripiegamento in un “comunitarismo” che è agli antipodi dei principi fondamentali della République.

 Francia, i corsi di francese già ci sono

«E’ perfettamente inconcepibile che le tasse dei nostri concittadini vadano a finanziare questo tipo di spese», avverte l’esponente provinciale dei Républicains, il partito dell’ex presidente Nicolas Sarkozy. «Con la nostra azione – assicura – vogliamo favorire l’integrazione degli stranieri. Ciò passa necessariamente dall’apprendimento del francese. Continuare ad affidarsi agli interpreti mantiene perpetua una marginalità, mantiene questi individui nell’esclusione». La misura in Francia entrerà in vigore nel 2016, con l’adozione del nuovo bilancio. Nella pratica si tratta di non rinnovare l’appalto da 15.000 euro per i servizi di interpretariato nei trenta centri medico-sociali della provincia. E tuttavia l’iniziativa non è economica, ma di sostanza, sottolineano i membri dell’esecutivo provinciale, spiegando che gli enti locali già finanziano abbondantemente corsi e lezioni di francese. Ma non mancano le critiche da parte della sinistra che non perde l’occasione di affermare che «Labaune fa lo stesso gioco dei populisti», tuona Pierre Jouvet, capofila dell’opposizione socialista locale. Mentre l’associazione Inter Service Migrants (Ism), tra i leder nei servizi di traduzione al livello nazionale, bolla la scelta come «mossa elettorale», in vista dell’imminente voto regionale del 6 e del 13 dicembre.