Fondazione Einaudi, Berlusconi offre 200mila euro per salvarla. Zanone dice no

Quando la faziosità prende il sopravvento sulla salvezza di una fondazione culturale sulla via della liquidazione: è questo il ridicolo ma anche avvilente caso della  Fondazione Luigi Einaudi, uno dei fiori all’occhiello della cultura liberale italiana, che sta per essere messa in liquidazione. Occorrono duecentomila euro subito per evitarlo,  per salvarla da un atto che innescherebbe con ogni probabilità il fallimento. Silvio Berlusconi ha dato la sua disponibilità economica a rilevare la Fondazione a patto che sia nominato un nuovo Cda designato in maggioranza da chi si accolla l’onore economico di rifondarla, sostanzialmente. Il minimo che si possa chiedere secondo buon senso. La proposta di Silvio Berlusconi è auspicabile per chi ha a cuore gli studi di politica ed economia realizzati dall’ente  fondato nel 1962 dall’allora Pli di Giovanni Malagodi per diffondere la cultura liberale e proseguire l’opera di Luigi Einaudi. Ma sono proprio i liberali a preferire vederla morire pur di darla al Cav.  L’assemblea dei conferenti, convocata per il 28 ottobre, deciderà se accogliere l’offerta del leader di Forza Italia che il presidente Mario Lupo ha messo all’ordine del giorno.

Fondazione Einaudi: il Cav la vuole salvare

L’assemblea era prevista per l’8 ottobre, ma è stata rinviata in attesa che siano resi “compiutamente e ufficialmente” noti, entro il 15 del mese, i nomi inseriti nel “raggruppamento di esponenti della società civile in via di formazione” che prenderebbero in mano, con la Fondazione, uno dei principali brand della cultura liberale. La faziosità sta prevalendo sull’operazione culturale. La paura che con la Fondazione Einaudi  si possa avere l’obiettivo della rifondazione del centrodestra è il sospetto che sta rallentando tutta l’operazione. Alla faccia della cultura liberale, si stanno mettendo di traverso proprio i presidenti onorari Valerio Zanone e Roberto Einaudi (ultimi due presidenti prima di Lupo) in una lettera ai membri dimissionari del Cda e ai soci della Fondazione (tra i fondatori anche Banca d’Italia, Generali, Unicredit, Fiat, Mediobanca, Intesa SanPaolo, dei quali i primi tre si sono formalmente dimessi un anno fa dopo la decisione dell’Assemblea di mettere la Fondazione in liquidazione). I due presidenti onorari che dovrebero essere il fior fiore della “filosofia” einaudiana preferiscono la liquidazione per assenza di fondi che mettere l’istituzione «a disposizione di un partito politico». Viva il liberalismo!

Ma Zanone dice no: meglio farla fallire…

Si parte dal preconcetto che la Fondazione Einaudi sarebbe devastata dai nuovi arrivati, solo perché l’operazione è guidata da Berlusconi, tra l’altro uno che di liberalismo economico se ne intende. «Se la procedura formale di liquidazione della Fondazione fosse avviata presso la Prefettura, come più volte richiesto, ci piangerebbe il cuore – scrivono Zanone e Einaudi -, ma almeno rimarrebbe inviolata la storia esemplare di 53 anni di attività, l’archivio troverebbe sistemazione al Senato e la biblioteca verrebbe collocata in diverse istituzioni prestigiose. Se invece si accettasse la proposta promossa da Silvio Berlusconi, come ci viene chiaramente indicato dal presidente Lupo, la morte della Fondazione diventerebbe ancora più dolorosa, perché verrebbe snaturata la sua storica imparzialità». Zanone ed Einaudi dicono che la “questione etica” nel fondatore andava di pari passo con l’economia e quindi sottolineano la distanza con il modello proposto da Berlusconi. Questa distinzione filologica fa ridere pensando che l’Assemblea del 15 ottobre 2014  ha decretato di fatto lo scioglimento e le ultime riunioni d’emergenza sono state disertate dai soci storici. Per di più il Cda è dimissionario. Non pare che salvaguardare questo patrimonio di liberalismo stesse particolarmente a cuore a chi ne doveva preservare l’eredità. Einaudi si rivolterebbe nella tomba.