Figlia di boss si schiera contro i clan ma l’antimafia militante non ci sta

Può la figlia di un boss schierarsi contro la camorra? Sarebbe auspicabile, indubbiamente. Ma siamo in Italia ed è l’antimafia militante, quella dei cosiddetti “professionisti dell’antimafia” sbeffeggiati da Sciascia, a decidere chi può e chi non può schierarsi contro i clan. Sono loro a distribuire le “patenti” che consentono di prendere posizione contro i clan. Accade così che sul palco del concerto di Gigi D’Alessio contro il business della camorra nella Terra dei Fuochi salga una cantante, Vania Ferrara, “colpevole” di essere la figlia di Don Domenico Ferrara, e la banda dei professionisti dell’antimafia si sollevi come un sol uomo contestando la scelta di D’Alessio e anche quella della ragazza. Che nulla ha a che fare, dal punto di vista criminale, con il padre, co-reggente del clan Ferrara-Cacciapuoti. Insomma, prosciugando la polemica dai piagnistei dei professionisti dell’antimafia, par di capire che la ragazza, in quanto figlia di un boss, non abbia diritto a schierarsi contro i boss.
Eppure secondo l’ufficio stampa di D’Alessio, il manager della giovane cantante Claudio Malfi «avrebbe proposto oltre che Gigi Finizio e i comici di Made in Sud anche la stessa giovane cantante, assolvendo a un desiderio della stessa Vania di partecipare ad una manifestazione per la legalità e contro la camorra». Dunque proprio non si capisce il motivo per cui la ragazzina, figlia del boss, non possa schierarsi contro la camorra partecipando al concerto trasmesso poi da La7.
La ragazza era già salita all’onore delle cronache quando a 12 anni, nel 2013, partecipò alla trasmissione Rai “Ti lascio una canzone dove manco però il podio per poco. Qualche mese dopo i carabinieri arrestarono il padre, il boss Domenico Ferrara e nel corso della perquisizione vennero scoperti nel covo 320 telefoni cellulari perfettamente funzionanti e pronti all’uso. Intervistato, un investigatore, il capitano Francesco Piroddi, disse: «il clan Cacciapuoti-Ferrara esercita un proprio controllo sociale a Villaricca (dove vive l’oramai quattordicenne cantane campana) e non c’era bisogno di distribuire cellulari per chiedere un voto in Tv». Ora la nuova polemica.