La felicità è una curva a U. Il picco prima dei 24 e dopo i 75 anni

Il decennio dei 20 anni rappresenta il momento più felice nella vita, pieno di spensieratezza e senza i problemi che appesantiranno i successivi anni dell’esistenza. Ma era poi così difficile dedurlo? In ogni caso lo sostiene una ricerca dell’università di New South Wales in Australia. Per Ioana Ramia, che ha presentato i risultati dello studio all’Australian Social Policy Conference, la felicità può infatti essere rappresentata con una curva a ‘U’: “La soddisfazione per la propria vita inizia a scendere dopo i 24 anni, toccando il punto più basso verso i 40. Dopodiché ricomincia a crescere dai 65 in poi”. I livelli più alti sono stati registrati tra i 15 e i 24 anni e dopo i 75.

Le coppie, secondo il team australiano, raggiungono il momento di soddisfazione massima appena prima della nascita del primo figlio, cui segue un periodo di ‘down’ dal primo anno di vita fino ai 6 anni del bambino, quando inizia ad andare a scuola. Attorno alle 40 candeline, i fattori che influenzano di più la felicità delle persone riguardano i soldi e le possibilità di carriera.

Per i ragazzi più giovani, la casa non è una grande preoccupazione, ma è stato dimostrato che se si abita vicino al proprio posto di lavoro e agli amici la qualità della vita migliora.

L’abitazione diventa più importante negli anni successivi, legata anche ai vicini e più in generale alle relazioni sociali. “In questo momento della vita la felicità è al livello più basso e l’unico modo per farla crescere è concentrarsi su altro, per esempio la gestione del proprio tempo libero”, continua Ramia.

La sicurezza è un aspetto importante a tutte le età, mentre la salute è la prima preoccupazione attorno ai 35 anni, con la prima presa di coscienza della malattia, e più tardi nella vita, sostengono gli scienziati. Tuttavia, Ramia e colleghi evidenziano come manchino ancora spiegazioni esaurienti per i picchi di felicità da molto giovani e da anziani e siano molti i punti interrogativi su come potrebbe mantenersi costante nel tempo. “Definire che cos’è la soddisfazione e come si possa misurarla sarà una delle sfide delle prossime ricerche”, conclude Ramia.