Evade dai domiciliari perché non sopporta più la moglie: arrestato

Evadono. Fuggono. Si auto-denunciano: sono ormai frequenti i casi– al limite del grottesco – di detenuti “casalinghi” che chiedono a magistrati e forze dell’ordine la revoca dei domiciliari – la formula giuridica della detenzione casalinga – e il ripristino della custodia cautelare in carcere. L’ultimo episodio riguarda un uomo che stava scontando tra le pareti domestiche la sua pena ma che, dopo l’ennesimo litigio con la moglie, ha pensato bene di lasciare l’abitazione alla volta della sede del comando provinciale dei carabinieri di Taranto, raggiunto per la disperazione addirittura a piedi e di gran lena…

No ai domiciliari: detenuto chiede di tornare in cella

L’uomo, il trentaquattrenne tarantino Carmelo Ternullo, come anticipato era agli arresti domiciliari, ma dopo l’ennesimo litigio con la moglie ha lasciato esasperato l’abitazione e si è diretto a piedi verso la sede del comando provinciale dei carabinieri di Taranto. Ai militari che lo avevano fermato in prossimità della caserma ha detto semplicemente che le sue intenzioni erano quelle di costituirsi perché non riusciva più a reggere situazioni di incompatibilità caratteriali con i congiunti e, in particolare, con la temuta consorte. A quel punto i carabinieri, increduli almeno quanto divertiti, si sono visti costretti ad arrestarlo per evasione dagli arresti domiciliari e a condurlo in carcere a disposizione del pm di turno. Esattamente come da lui desiderato…

Chiedono di tornare in cella: ecco i precedenti

E qaundo non è la moglie a essere messa in discussione, è la suocera; la nuora, e chi più ne ha, più ne metta. Quello del giovane detenuto tarantino in fuga dalla mogliettina e in cerca dei carabinieri è infatti solo l’ultimo dei paradossali casi di richiesta di custodia cautelare in carcere per ovviare ai litigi matrimoniali. Tornando rapidamente indietro nel tempo riscopriamo dunque – per esempio – il caso del cittadino tunisino a cui era stato imposto di scontare la pena a casa a Torre del Lago, dove era stato messo agli arresti domiciliari per aver commesso un furto nel marzo del 2014 a Viareggio. Anche lui, dunque, ha scelto di evadere e di catapultarsi nella pià vicina caserma di carabinieri per implorare il ritorno in cella, preferendo il penitenziario alla galera di una convivenza difficile. E così, accontentato, su disposizione della Corte di Appello di Firenze, l’uomo è stato condotto dai carabinieri di Torre del Lago presso la Casa Circondariale di Lucca. E ancora, solo qualche mese prima, stavolta a Napoli, un pregiudicato trentasettenne si era presentato in caserma dopo soli tre giorni passati nella sua abitazione con la consorte. In quel caso, però, il giudice non si è lasciato impietosire dalle suppliche del marito e detenuto non proprio modello, e ha rispedito l’uomo nuovamente a casa: una gabbia non sempre dorata da condividere con la “dolce metà” e alla quale, sempre più spesso, i detenuti dimostrano di preferire il carcere, invocato e ricercato al grido di “meglio la prigione che il tetto coniugale”. Chi sarà il prossimo?