Ecco il film sugli immigrati che ha fatto saltare i nervi alla sinistra (video)

Ha come titolo La crisi, è un film francese del 1992 e da qualche tempo (con oltre vent’anni di ritardo) una sua scena è diventata un vero e proprio cult in Rete. Tratta il tema della crisi economica e degli immigrati mettendo alla berlina i politici buonisti capaci solo di predicare la solidarietà senza praticarla. L’ambientazione è nella Parigi dei primi anni ’90, il dialogo è tra un francese senza casa e senza lavoro che non sopporta gli immigrati e un politico di sinistra che parla per slogan. Sembra di rivedere l’Italia dei giorni nostri: immaginate il dialogo tra un italiano di una periferia di una grande città e un parlamentare (Pd, Sel, alfaniani, fate voi). Cambiate qualche parola: ad esempio quando viene citato Le Pen, sostituitelo con Salvini o Meloni. Quando si dice Saint Denis pensate a una periferia degradata, quando si dice Neuilly pensate a un elegante quartiere del centro. La commedia, firmata da Coline Serreau, regista e sceneggiatrice post-sessantottina, fotografa l’incapacità della classe politica al governo di fronteggiare la situazione. Inutile dire che il film in Italia, tra sale cinematografiche e passaggi televisivi, è passato praticamente sotto silenzio. Per fortuna, grazie al tam tam dei social network (su Facebook questa scena vanta migliaia di condivisioni) il film è stato recuperato. Come potrete vedrete in questi due minuti, è di clamorosa attualità.

 

Il testo integrale del video dal film “La Crisi”

Il deputato socialista Didier Flamand e il proletario Patrick Timsit

– E lei, Michou, che cosa ne pensa?

– Oh be’, penso che è molto più facile essere contro il razzismo quando si abita a Neuilly che quando si abita a Saint Denis, eh… Io per esempio sono di Saint Denis e be’, sono razzista, e voi invece, voi vivete in questa casa e non siete razzisti per niente.

– Francamente, Michou, lei si considera un razzista?

– Ah sì, francamente sì, io con gli stranieri ci vivo insieme e non li posso soffrire. Non fanno niente, sono sporchi, ci fregano le macchine, gli danno pure le case prima che a noi, guadagnano più di noi con tutti i sussidi che hanno, eh… A scuola, i nostri figli non imparano niente perché il settanta per cento è di stranieri che non parlano una parola di francese. Ci rompono col loro chador e dovremmo pure pagare per costruirgli le moschee… Be’, tutto ha un limite.

– Ma insomma, che ne è del diritto alla diversità, della tolleranza, dell’ideale della Francia terra d’asilo?

– Be’, io non lo so che ne è, non ne so niente io…

– Ma è orrendo essere razzista, è terribile, è immorale!

– Ah be’, sì, ma uno mica può cambiare.

– Allora lei vota Le Pen?

– Ah no, non posso votare, non ho fissa dimora. No, appunto, perché sono cinque anni che mio fratello ha chiesto un tre vani, ma siccome il figlio è morto non glielo danno e allora, perciò, mi trovo senza fissa dimora perché la moglie ha il cancro e dall’ospedale l’hanno rimandata a casa…

– Sì, va be’, Ma insomma, se lei votasse, voterebbe Le Pen?

– Ma tutti gli arabi che conosco a Saint Denis stanno in cinque-sei vani… Sa, hanno molti bambini: per forza, loro fanno…

– Quello che lei non capisce è che non sistemerà i suoi problemi personali, l’essere razzista.

– Ah be’, sì, ma quello che capisco è che tre quarti del pianeta stanno nella merda, allora cercano di piazzarsi dove c’è meno merda, cioè qui da noi, e poi, una volta qui, bisogna che qualcuno si stringa per fargli posto e farli sopravvivere, è ovvio…

– Va be’, appunto.

– Ah sì, ma finora chi si è stretto per fargli posto sono quelli di Saint Denis, mica quelli di Neuilly.