E tra un bicchiere di vino e l’altro, D’Alema ingoia il rospo di Renzi

Dopo aver mandato giù l’amaro calice del ribaltone renziano, Massimo D’Alema prova a fare il suo vino: una coppa di puro nettare di Bacco in grado di aiutare il veterano dem ad addolcire il suo passaggio dalla ribalta alle più discrete quinte della politica. E a giudicare dalla serata gourmet londinese appena trascorsa, sembra esserci proprio riuscito…

Il vino di Massimo D’Alema

Dunque, il vino di Massimo D’Alema sbarca a Londra: e con tutti gli onori. L’ex premier democrat, infatti, nelle sofisticate vesti di degustatore doc ha presentato nel corso di una cena italiana la produzione dell’azienda di sua proprietà La Madeleine: sessanta selezionati invitati – tra i quali l’ambasciatore italiano Pasquale Terracciano, Gigi D’Alessio, Nancy Dell’Olio e Gianna Nannini – che hanno stappato le bottiglie di D’Alema nel corso di una serata organizzata dal ristorante Gola. Protagonista assoluto della cena, tra vip dal calibro internazionale e prestigiosi addetti ai lavori, il NarnOt, crasi di Narni e Otricoli, un cabernet franc in purezza, affinato un anno in barrique e due anni in bottiglia, perché noblesse oblige… «La sfida è fare meglio dei francesi», ha detto il veterano di Palazzo Chigi, tra un sorso e l’altro, senza di dimenticare di aggiungere prontamente come e quanto Londra sia «una piazza importante». Chiosando con un nazionalistico richiamo alla necessità di presenziare sulla scena. «Gli inglesi bevono bene – ha detto D’Alema – e vogliamo esserci anche noi»…

La serata gourmet e le stoccatine a Renzi

Ma il mercato enologico, il business del rilancio del made in Italy e la piazza mediatica non esauriscono – com’era prevedibile – il panorama degli interessi che D’Alema ha voluto omaggiare nella sua non inedita veste di raffinato sommelier ed esperto uomo d’affari vitivinicoli. E così, dopo aver raccontano genesi e crescita de La Madeleine, acquistata nel 2008, e situata tra Narni e Ortricoli, in provincia di Terni; dopo aver descritto ed elogiato – promozionalmente – i «sette ettari di cabernet franc e pinot nero nel cuore dell’Umbria», come la definisce Riccardo Cotarella, anima enologica del vino di dalemiano, lui, politico di lungo corso e dalle raffinate degustazioni, costretto ad ingoiare il rospo del superamento a destra del giovane Renzi, chiarisce che nonostante la produzione limitata, (25-30mila bottiglie l’anno , la sua ambizione di produttore di etichette – rigorosamente rosse – è quella di presentare e vendere il suo vino ad un pubblico internazionale, sperimentando vitigni nuovi per le terre umbre ma – qui viene il bello – senza voler «rottamare nulla». Per questo, non pago, aggiunge anche: «Non amiamo i tweet, preferiamo leggere libri. La storia insegna che nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Chi sostiene di fare cose nuove, normalmente mente», chiosa quindi con ironia polemica D’Alema, togliendosi pubblicamente – e allusivamente – qualche sassolino rimasto fastidiosamente nella scarpa…