È morto Al Molinaro, il gestore di “Arnold’s” lanciato da Happy Days

Se n’è andato sommessamente, Al Molinaro, per un problema di calcoli biliari: aveva 96 anni, quasi un secolo di vita vissuto all’insegna dell’amore per il cinema di cui ha nutrito il sogno sin da giovanissimi e nel cui mondo si sarebbe ritagliato, con discrezione e simpatia, un suo spazio, uno spazio che aveva lasciato da un po’. Era ricoverato al Verdugo Hills Hospital di Glendale, in California, dove è morto per delle complicazioni di un’infezione alla cistifellea.

Addio a Al Molinaro

Per tutti è, e resterà, il proprietario di Arnold’s, il luogo di ritrovo del mitico Happy Days, dove s’incontravano Fonzie, Richie, Potsie, Ralph e gli altri protagonisti della serie americana firmata Garry Marshall, con Ron Howard, ambientata nell’America a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, baciata da un successo universale e a-temporale. Un lungo e amato seriale, riproposto nel tempo a generazioni e generazioni di mezzo mondo, che ha segnato un’epoca, non solo televisiva. E lui, Al Molinaro, è stato un discreto protagonista di quel pezzo di storia della tv. Aria sorniona, faccia da cagnolone bastonato, occhi buoni sormontati da un nasone che conferiva al suo volto quell’aspetto da fumetto in prestito al piccolo schermo, nell’immaginario collettivo è anche  il poliziotto buono e irreprensibile lanciato sul finire degli anni Sessanta con Agente 44  dalla serie Agente smart. Un sogno, quello del cinema, inseguito da Molinaro sin da quando era un ragazzino del Winsconsin, figlio (insieme ad altri 8 fratelli) di genitori emigrati in America dal meridione d’Italia; un sogno, quello di Hollywood e dintorni, realizzato grazie all’incontro con Garry Marshall, conosciuto durante la lavorazione di un’altra serie di successo a stelle a strisce, La strana coppia, versione per il piccolo schermo della celebre commedia targata Neil Simon. Quel ruolo, disegnato da Al Molinaro con garbo, e personalizzato per la tv in nome di una verve istrionica tutta sua,; quella maschera del poliziotto onesto, ingenuo quanto integerrimo, gli avrebbe spalancato le porte per Happy Days e per il successo internazionale.

Il ruolo in Happy Days

Molinaro, infatti, entra nel cast del telefilm accanto a Henry Winkler-Fonzie per sostituire Pat Morita, mantenendo il ruolo – e accrescendone simpatia e presenza – fino al 1984. Un personaggio, quello del mitico uomo dietro il bancone di Arnold’s, che lo ha visto indossare le vesti del “barista” paterno confidente e amico affidabile. Un personaggio, quello di Al Molinaro in Happy Days, di cui in realtà l’attore avrebbe fatto fatica poi a spogliarsi, fino all’ultimo quando, nel 1993, dopo qualche apparizione in diversi importanti show degli anni Ottanta; sparute partecipazioni doc in titoli famosi quali Vita da Strega o The family man; la firma apposta a una serie di spot per cibi surgelati, l’impegno sul set è andato via via diradandosi sempre di più, fino al definitivo addio alle scene. Già da tempo, comunque, lontano dalle luci della ribalta Al Molinaro aveva dato spazio – e investimenti – ad una catena di ristoranti chiamati Big Al, aperti insieme all’ex collega di Anson Williams, il Potsie della serie. Sposato due volte, dal primo matrimonio Molinaro ha avuto il figlio Michael a cui, oggi, è toccato il compito di dare l’annuncio della scomparsa del genitore.