Dove è finito il Masterplan per il Sud? Nella Finanziaria non c’è traccia

Un Masterplan per il Sud. Renzi lo aveva promesso in piena estate dinanzi alla direzione del Pd. Nell’Italia che marcia a due velocità – entrambe ridotte, in verità – sembrava che dovesse essere  la volta buona. Dopo anni di promesse mancate, di statistiche terrificanti sulle condizioni sociali ed economiche del Mezzogiorno, dopo infiniti dibattiti e sterili piagnistei (il premier aveva usato proprio questa espressione per scuotere dall’apatia e dalla rassegnazione chi vive da quelle parti), da Palazzo Chigi approda in Parlamento la legge di Stabilità, e pensi che finalmente  in quelle carte zeppe di numeri ci sia il segno della svolta, dell’Italia che “riparte”, come va dicendo in giro il presidente del Consiglio. Un’Italia che, per ripartire, appunto, non può fare a meno del Sud. E sul Sud, sulle sue potenzialità inespresse, deve investire. Cultura, turismo, porti, agricoltura.Una ricchezza enorme. Che, però, non riusciamo a valorizzare, a internazionalizzare, a trasformare in fattore competitivo, a rendere produttiva, fonte di sviluppo e di occupazione. Invece, niente. Del Masterplan per il Sud non c’è traccia. Chiacchiere al vento. Nessun Piano all’orizzonte. Al massimo, qualche fondo (modesto) per finanziare un altro tratto della Salerno-Reggio Calabria, la bonifica della Terra dei fuochi e la città di Matera, elevata a città della cultura nell’anno di grazia che volge al termine. Una presa in giro. L’ennesima.

Eurispes e Magna Grecia danno vita a un laboratorio per il Sud

Il disinteresse della politica nei confronti del Mezzogiorno è ormai cronico, patologico. Il divario Nord-Sud non accenna a diminuire. Anzi, si allarga. Con il divario, cresce la disperazione, la criminalità, l’abbandono, la fuga dei cervelli. A riaprire la “questione Mezzogiorno” ci provano ora la Fondazione Magna Grecia e l’Eurispes realizzando un laboratorio (LabSud): una nuova piattaforma per riportare al centro del dibattito politico, economico e sociale temi che riguardano la metà del Paese e 20 milioni di abitanti. La novità dell’iniziativa presentata alla Camera da Gian Maria Fara, Nino Foti e Settimo Nizzi è nel metodo proposto che mira a indicare soluzioni concrete e non solo a fornire dati, ricerche, studi. Nell’operazione, che parte con la partnership di Acli, Aic , oltre un nutrito gruppo di associazioni di categoria, sono coinvolti direttamente sindaci e amministratori locali. L’obiettivo immediato è quello di creare un database specifico, un sistema di monitoraggio permanente del territorio, di offrire un servizio di supporto agli enti locali nel percorso di accesso ai fondi europei (entro la fine dell’anno torneranno a Bruxelles 8,8 miliardi di euro non spesi), di curare i processi formativi soprattutto rivolti ai giovani. Con i comuni che tornano ad essere protagonisti, che tornano a progettare futuro, a organizzare “reti”, a elaborare modelli di sviluppo. In una Italia che arranca, è già tanto.