Il “decreto Colosseo” passa alla Camera, senza i voti del centrodestra

Ha ricevuto l’ok della Camera e ora passerà al Senato il cosiddetto “decreto Colosseo”, che assimila il settore dei beni culturali ai servizi pubblici essenziali, per evitare casi clamorosi come quelli delle file a siti chiusi per motivi sindacali, come appunto accaduto a Roma, o a Pompei.

I deputati di Forza Italia hanno votato con quelli di Sel e del M5S contro il provvedimento. La posizione degli azzurri è stata così spiegata dal capogruppo Renato Brunetta: “Io sono perché si riveda tutta la normativa sui servizi pubblici essenziali – ha detto Brunetta – perché i servizi pubblici essenziali quali definiti dieci, vent’anni fa, non sono gli stessi servizi pubblici essenziali della società di oggi. Avrei preferito quindi che il governo, con molta più serietà, approntasse un disegno di legge per riformare il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali, ma con le modalità e con le forme rispettose del dettato costituzionale e rispettose della storia sociale, economica delle relazioni sindacali del nostro paese. Così non è stato. Ancora una volta Matteo Renzi, la sua maggioranza, il Partito democratico, si orientano verso una deriva opportunistica, che sta distruggendo la nostra Costituzione”.

Fratelli d’Italia, come la Lega, si è astenuto, perché – ha spiegato il capogruppo Fabio Rampelli – “sulla cultura il governo Renzi è latitante. Il giacimento ‘energetico’ che l’Italia vanta come patrimonio culturale e archeologico, non ha visto alcun intervento riformatore utile a farlo rendere economicamente. Non intendiamo comunque colpevolizzare i lavoratori ma semmai il ministro”.