De Magistris e l’anomalia di un pm finito sotto processo e poi assolto

La sentenza di appello del processo Why Not relativa all’imputato De Magistris, assolto, è un bene. Per due motivi. Anzi tre. Innanzitutto per l’immagine della città, che non dovrà subire, ad un anno di distanza, di nuovo l’onta di avere un sindaco condannato. In secondo luogo, perché non ci troveremo, di qui alle elezioni comunali di primavera, con la rinnovata sceneggiata napoletana del sindaco sospeso. Infine perché viene smontata, una volta e per tutte, la teoria dei fantomatici poteri forti, da cui l’ex Pm dice di subire attacchi, ma ai quali non ha mai dato né nome né volto (alcuni hanno gli amici immaginari, altri i nemici immaginari, ma questa è un’altra storia).

Ciò premesso, mi sia consentito un piccolo appunto sulla vicenda. Pacatamente, sottovoce. Riavvolgiamo un attimo il nastro e ripercorriamo, velocemente, i fatti. De Magistris Luigi, Pm, e Genchi Gioacchino, consulente informatico, sono stati posti sotto inchiesta con l’accusa di abuso d’ufficio derivante dall’acquisizione abusiva di tabulati telefonici. In primo grado sono stati condannati a quindici mesi di reclusione. In secondo grado assolti perché “il fatto non costituisce reato”. Si badi: non “perché il fatto non sussiste”, ma “perché il fatto non costituisce reato”. Ora, il punto della questione non è la sentenza, ma il fatto che un Pm sia finito sotto inchiesta per fatti commessi nell’esercizio delle proprie funzioni. A chi, rumorosamente e frettolosamente, sta celebrando la sentenza di appello come una vittoria, andrebbe ricordato, sempre pacatamente e sottovoce, che la vera sconfitta per lo Stato è che un suo magistrato sia finito sotto processo. D’altra parte De Magistris Luigi è lo stesso che, da Pm, fu oggetto di una condanna da parte del Csm. Ed è sempre lo stesso che, qualche settimana dopo la condanna in primo grado nel processo Why Not, dichiarava che avrebbe rinunciato alla prescrizione. Cosa che invece non ha fatto.

E, giusto per non dimenticare nulla, è anche quello che dichiarava di essere contro l’immunità parlamentare (degli altri), ma al cui istituto ha fatto ricorso ben quattro volte. Ah, giusto per completezza, stiamo parlando sempre di chi sosteneva che un amministratore pubblico oggetto anche solo di un avviso di garanzia avrebbe dovuto dimettersi. Peccato che poi, da sindaco indagato, rinviato a giudizio e condannato non ha mai sentito il dovere di tenere fede al suo stesso imperativo morale.

Mi hanno segnalato questo video in cui si definisce il significato del concetto di coerenza e del relativo aggettivo coerente. Emblematica la frase finale: “In italiano il contrario di coerente è incoerente. In napoletano il contrario di coerente è chiachiello, uno che fa chiacchiere. Scusa, tu sei coerente o chiachiello”?  Così, per ristabilire un attimo i termini della questione. Pacatamente, sottovoce.