Contrordine, compagni: tasse sulla casa, rispunta il balzello su ville e castelli

Nella sua marcia di avvicinamento al Quirinale la manovra sulla casa si modifica, e assume un aspetto più “tradizionale”: torna l’Imu su ville e castelli, cioè sulle case che il Catasto considera “di lusso”, e rispunta anche la super-Tasi dello 0,8 per mille applicabile su tutti gli immobili che nonsonoabitazioniprincipali per far arrivare all’n,4 per mille la richiesta congiunta di imposta municipale e tributo sui servizi.

Renzi su facebook ha spiegato il suo dietrofront

Sul primo punto – spiega “il Sole 24 ore” –  che nei giorni scorsi aveva acceso un dibattito serrato all’interno del Partito democratico, è intervenuto direttamente il presidente del consiglio Matteo Renzi, che questa volta ha scelto Facebook per chiarire il punto: «A differenza di quanto si dice con tono scandalizzato – ha scritto il premier – i castelli pagheranno (come per l’abolizione dell’Ici del 2008). Ironia della sorte: i castelli furono parzialmente esentati dai governi successivi, anche di centrosinistra, perché considerate residenze storiche, ma le categorie cata stali Ai, A8, A9 avranno lo stesso trattamento della misura del 2008». A lamentare la caduta della super-Tasi, introdotta nel 2014 per pareggiare i conti fra la vecchia e la nuova imposta, erano stati invece i sindaci, che senza la proroga della misura vedrebbero il gettito diminuire di 350 milioni complicando l’obiettivo del “rimborso fino all’ultimo euro” promesso in più di un’occasione dal Governo.

Le novità dell’ultima ora non piacciono però ai proprietari

«Se la manovra sulla casa cambia faccia, l’effetto fiducia ce lo possiamo scordare», lamenta Confedilizia modulando la critica proprio sull’obiettivo principe con cui il Governo ha motivato i tagli fiscali sul mattone. Anche quando le tasse d iminuiscono, insomma, la casa si conferma un terreno minato per la politica. Sui “castelli”, cioè in verità sulle “abitazioni signorili” (categoria catastale A/i), “ville” (A/8) e “immobili di pregio artistico o storico” si è scatenato nei giorni scorsi un dibattito dal valore simbolico più che economico. Il nostro Catasto fa rientrare in queste categorie circa óçò³³à abitazioni principali, che producono un gettito annuale intorno ai 90 milioni, cioè una goccia nel mare dei 24,8 miliardi di tasse raccolte sul mattone. Lo stesso Governo Berlusconi, quando nel 2008 cancellò l’Ici, mantenne l’imposta su questi immobili, che invece si sarebbero visti esentati dalle prime bozze della nuova manovra. La stragrande maggioranza delle ville, che il Catasto chiama”villini”(categoriaA/7), rimangono quindi esenti anche nella nuova versione, come lo sono stati nel 2008-2011. Più significativo è il peso della seconda novità rispuntata nelle ultime bozze, cioè il ritorno dell’aliquota aggiuntiva dello 0,8 per mille su seconde case e altri immobili. La mossa vale intorno ai 350 milioni, e aiuterebbe i sindaci a pareggiare le entrate coni livelli raggiunti quest’anno.