E adesso Casini si schiera con Renzi: “Il suo Pd può diventare la nuova DC”

«Renzi è il segretario del Pd e credo che non smantellerà il partito. Ma le sue scelte politiche ne hanno fatto il punto di riferimento di una fascia d’opinione pubblica che prima guardava al centrodestra: elettori che aspettavano la rivoluzione liberale da Berlusconi e non l’hanno avuta, e ai quali non piacciono i toni di Salvini e dei suoi pistoleri. L’osses siva polemica contro Alfano, che sta facendo bene un lavoro difficile, è segno della loro pochezza». Pierferdinando Casini intervistato da “Il Messaggero”, si schiera a favore del premier.

Secondo Casini, “Nemmeno Berlusconi si oppone a Renzi”

Che ne sarà del centrodestra attuale, quello di Berlusconi? «Berlusconi è un campione del mondo, chiunque al posto suo sarebbe stato travolto dagli avvenimenti. Ciò non toglie che la gran parte dell’opinione pubblicalo percepisce come uno che sta in campo perché deve giocare, non perché ne abbia davvero voglia. Che si opponga a Renzi è una commedia a cui gli stessi elettori di centrodestra credono sempre meno. Per anni abbiamo chiesto la trasformazione della sinistra italiana citando Blair e Clinton. Bisogna prendere atto che questa trasformazione Renzi la sta facendo: ha smantellato la concertazione in cui si era indugiato troppo negli ultimi trent’anni, poi il jobs act, la detassazione della casa, il contante, la riforma costituzionale…».

Casini elogia il lavoro di Renzi e vede il suo Pd come una nuova DC

Berlusconi potrebbe sempre allearsi con la Lega di Salvini. «Potrà anche finire così. Ma Silvio è una cosa molto complessa: è Forza Italia, Mediaset, il Milan… E comunque molti italiani hanno capito che con le boutade di Salvini o Grillo non si governano ne le amministrazioni locali ne il Paese». E il Pd, che fine farà? «È il perno della sinistra. Ma chi si fida di Renzi non necessariamente voterà Pd. L’Italia per rilanciarsi deve liberarsi dalle gabbie ideologiche. È la scommessa del governo, contrastata dalla sinistra greca dei Civati e Fassina che se ne sono andati dal Pd. Comunque l’economia sta ripartendo e i dati dell’export ne sono la prova. Certo, il concetto di partito nazionale che è stata la Dc è incarnato nel tentativo di Renzi: che ci riesca o meno nessuno è in grado di dirlo e non si può prevedere oggi».